Gusti-Bus

L’estate si avvicina, e con questa uno dei dessert tipici dell’area di Palermo: stiamo parlando del gelo di mellone, un dolce al cucchiaio a base di anguria che non può non essere provato durante un’esperienza di vacanza in Sicilia. Oggi il nostro Gustibus si ferma proprio qui e, come di consueto, addentriamoci nella ricetta e nelle origini di questo dolce tipico.

Partiamo dal nome di questo dolce, alquanto contraddittorio per il resto d’Italia: “gelo di mellone” lascerebbe intuire che l’ingrediente principale sia il melone, ossia quello a polpa gialla, diverso dall’anguria, chiamata cocomero. In Sicilia l’anguria viene invece chiamata proprio “muluni”, e da questo termine deriva la professione del “mulunaro”, ossia chi vende le angurie migliori, esperto nel riconoscerle da una sola pacca sulla buccia. Altro fraintendimento si trova nel termine “gelo”, facilmente fraintendibile con il gelato: la consistenza di questo dolce in realtà è bel diversa, più simile ad un budino che, dipende dalla zona dove viene realizzato, assume un carattere più o meno compatto e gelatinoso.

Sulla natura di questo dolce vi sono pareri discordanti, in quanto se ne fanno risalire i natali a due diverse dominazioni del passato: una, infatti, deriva dall’insediamento albanese in Sicilia, popolo abituato a coltivare questo frutto anche nella loro terra in quanto ricca di acqua, l’altra invece fa risalire agli arabi la ricetta del dolce, soprattutto per quanto riguarda alcuni dei suoi ingredienti principali, come la cannella, la guarnizione con granella di pistacchio e l’acqua al gelsomino (fiore di origine araba) derivante dalla macerazione dei fiori in acqua per un giorno intero.

La freschezza dell’anguria, unita all’aroma fragrante ed esotico degli altri ingredienti, rende il gelo di mellone uno dei dolci tipici dell’estate siciliana, nel dettaglio palermitana, generalmente gustato in una ciotola oppure utilizzato per guarnire torte o crostate.

Notizie

Sembra che le prospettive per chi desidera viaggiare durante l’estate 2021 abbiano cominciato ad assumere una connotazione maggiormente positiva: da sabato 15 maggio, infatti, per chi viaggia in Italia dall’Europa basterà esibire il referto negativo del tampone o il certificato di vaccinazione Covid, senza doversi sottoporre al periodo di quarantena previsto fino ad ora.

Questa regolamentazione varrà per tutti i Paesi dell’Unione Europea, della Gran Bretagna ed Israele, ed è ovviamente stata accolta con grande sollievo dal settore turistico italiano, che già comincia a vedere le prime prenotazioni per la bella stagione da parte di Paesi Bassi, Germania e Portogallo.

Prossimo passo, adesso, consisterebbe nell’applicazione dello stesso criterio anche per chi proviene dagli Stati Uniti (dove già i voli Covid-free sono all’ordine del giorno), dalla Russia e dalla Cina, bacino di utenza principale del turismo in Italia.

Andando a guardare la Sicilia, invece, si è correttamente avviato il progetto delle isole Covid-free, con Salina dove già si è conclusa la prima parte della vaccinazione generalizzata e si procede con le altre isole eoliane, e successivamente Lampedusa. Il progetto si concluderà con le isole di Ustica e Linosa, con l’auspicio di terminare entro poche settimane e rendere sicure per la popolazione interna e per i turisti, alcune tra le località fulcro del turismo in Italia.

Per chi parte dalla Sicilia, invece, l’Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo ha comunicato le 91 destinazioni dell’estate 2021, tra domestiche e internazionali, volte a collegare 21 paesi con ben 31 compagnie aeree, tra cui alcune new entries come Blue Air, Lumiwings, Lot e Wizz Air.

Dopo un anno buio per turisti e operatori di settore, sembrerebbe dunque intravedersi uno spiraglio, che si auspichi diventare più ampio e concreto nelle prossime settimane.

Il pullman racconta...

Oltre ad essere un importante punto di riferimento commerciale per la Sicilia, Termini Imerese racchiude delle particolarità forse non note ai più, ma estremamente caratterizzanti per il territorio.

Basti pensare al nome stesso del Comune per rievocare subito le sue antiche origini: la cittadina sorge infatti in prossimità di Himera, colonia greca fondata nel 648 a.C. e delle sue omonime sorgenti di acque calde, ancora oggi utilizzate per fini termali. Thermai Himeraìai è dunque il nome originario del luogo dove sorge Termini Imerese e da cui prende il nome, evocante un passato dalle forti influenze greche.

Il sito archeologico si sviluppa in un’area vastissima, di cui solo una piccola parte è stata oggetto di scavi: le rovine sono ad oggi visitabili, così come i due Musei dove vengono raccolti i reperti e le ricostruzioni del tempio della Vittoria di Himera. Poco distante, inoltre, sorge la Riserva Naturale Orientata di Monte San Calogero, ricca di flora e fauna tipica della zona, oltre alle tracce degli eremiti che in passato hanno scelto di passare la propria vita nel silenzio di quest’area totalmente immersa nella natura.

Oltre ai resti archeologici, agli stabilimenti termali e alla riserva naturale, la zona rappresenta anche un importante luogo di interesse dal punto di vista culturale e della tradizione siciliana: è proprio di Termini Imerese uno dei Carnevali più antichi d’Italia, del quale sono stati ritrovati documenti scritti risalenti alla fine del 1800 che ne testimoniano l’accurata organizzazione. Anche la Sala La Barbera, che sorge all’interno del Palazzo del Comune di Termini Imerese, riscontra particolare interesse dal punto di vista artistico, grazie al ciclo pittorico in essa ospitata, realizzato da Vincenzo La Barbera, appunto, riguardante la storia e gli avvenimenti dell’antica Himera. La sala rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’arte pittorica manieristica in Sicilia.

Per coloro che amano girare per luoghi inediti tutti da scoprire, Termini Imerese e le sue peculiarità possono essere un’opzione per chi vuole ampliare il proprio itinerario in provincia di Palermo.

Notizie

Protagonista dell’architettura e della storia della Palermo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, il Liberty ha segnato profondamente la fisionomia della città, lasciando ad oggi numerose testimonianze del suo stile unico ed elegante.

Le ville e i giardini in stile Liberty e Art Nouveau presenti a Palermo sono ad oggi per la maggior parte visitabili durante alcuni periodi dell’anno (come per Le Vie dei Tesori), attirando i cittadini e i turisti curiosi di rivivere, attraverso le mura delle antiche case nobiliari, sprazzi e momenti di un’epoca ormai lontana. Da anni si era fatta strada invece l’ipotesi di creare un vero e proprio Itinerario dell’Art Nouveau, progetto che oggi assume connotati sempre più netti: notizia degli ultimi giorni è infatti quella proveniente dalla Presidenza della Regione, che annuncia l’intenzione di finanziare la creazione del Museo regionale del Liberty di Villa Deliella e dell’omonimo itinerario.

Tale notizia ha il suo importante significato artistico e culturale, ma non solo: tra gli anni Cinquanta e Sessanta i connotati di Palermo furono completamente trasformati a causa della speculazione edilizia, il cosiddetto “Sacco di Palermo”, che vide la distruzione di molte delle ville più emblematiche del Liberty in città, tra cui la sopracitata Villa Deliella, sul cui terreno oggi si trova un parcheggio; la scelta di riconoscere l’importanza di uno stile architettonico che ha segnato profondamente la storia e la società della Sicilia risulta dunque un chiaro segnale della voglia di ripristinare, per quanto possibile, la bellezza ripetutamente violata di una città che ha visto negli anni dell’Art Nouveau il suo periodo d’oro.

Andando alle prime notizie sul progetto, l’itinerario collegherà i resti di Villa Deliella con il Villino Ida (che sarà adibito a Museo interamente dedicato all’architetto Ernesto Basile), il Villino Favaloro (che diventerà sede del Museo Regionale della Fotografia) e il Villino Florio (al cui interno verranno organizzate esposizioni temporanee tematiche). Sarà dunque, così, ancor più interessante e suggestivo seguire le tracce dei grandi personaggi dell’epoca, tra cui Ernesto Basile stesso, le famiglia dei Florio e dei Whitaker, ritrovando la bellezza e le caratteristiche di una città di Palermo ancora tutta da scoprire, per chi la visita per la prima volta e per i cittadini stessi.

Notizie

Nell’aria si sente già odore di estate e si fanno largo le prime ipotesi sulle prossime ferie estive e, complice il piano vaccinale, cominciano a fioccare le previsioni sui connotati che assumerà la seconda estate dall’arrivo dell’emergenza sanitaria.

Come già previsto, e così come verificatosi per la stagione scorsa, la Sicilia è nuovamente in primo piano tra le location preferite fino ad oggi, soprattutto per quel che concerne la possibilità di alloggiare in camere o appartamenti in luoghi con attrazioni diversificate tra loro a pochi km di distanza, ma anche dalla Sicilia sarà possibile viaggiare con maggiore semplicità, grazie alle nuove tratte aeroportuali recentemente inaugurate e le misure preventive assunte nei confronti di chi viaggia, sia in partenza sia di ritorno. Un esempio di ciò è quello dell’Aeroporto di Palermo, che dal 19 aprile prevedrà il tampone antigenico gratuito anche per chi è in partenza: basterà esibire la propria carta d’imbarco e compilare l’apposito modulo (che potrà essere scaricato e compilato anche da casa) per accedere all’apposita area, accessibile anche dal giorno prima per coloro che viaggiano con il primo volo del mattino.

Sempre a proposito di viaggi in aereo, è degli ultimi giorni la notizia dell’apertura, da parte di Ryanair, di nuove tratte dall’Aeroporto di Palermo, con scali a Cagliari, Alghero, Siviglia, Londra, Cracovia e altre destinazioni, includendo la possibilità di cambiare la propria prenotazione senza alcun costo aggiuntivo e per due volte per i voli acquistati entro giugno 2021 in partenza fino ad ottobre 2021.Viaggiare verso Londra sarà anche possibile con EasyJet, con 6 voli settimanali per Luton, e in Germania con Eurowings, con frequenza bisettimanale verso Düsseldorf.

Compatibilmente con eventuali aggiornamenti sulle restrizioni attualmente in vigore, in previsione dell’estate sarà possibile viaggiare se con certificazione di vaccino o con tampone effettuato almeno 48 ore prima, eventualità che diventano sempre più fruibili e concrete, facendoci cominciare a respirare un po’ di odore d’estate.

Gusti-Bus

La bella stagione sta arrivando e con sé arriva il periodo di uno degli ortaggi più amati in Sicilia, le melanzane, che in estate raggiungono il massimo del loro sapore.

Parlando di melanzane, non possiamo che far tappa con il nostro GustiBus verso una delle ricette dove queste sono assolute protagoniste, la Caponata!

Antipasto o contorno tipico delle tavole siciliane, la Caponata consiste in una dadolata di verdure (prevalentemente melanzane fritte, capperi, olive, sedano) cotte in un sugo di pomodoro denso e aromatico. La composizione della Caponata varia sensibilmente da città in città, ad oggi se ne contano ben 37 varianti, incluse quelle più raffinate con il pesce spada o le mele.

Conosciuta già nel XVIII secolo come piatto unico in abbinamento al pane fresco o tostato, la Caponata era un piatto del popolo, dati gli ingredienti semplici e di facile reperibilità: secondo una delle leggende sull’origine del suo nome, infatti, la Caponata non sarebbe altro che la versione più povera di una zuppa di capone e verdure molto in voga nel ricettario degli aristocratici dell’epoca che, così come per le sarde a beccafico (qui la storia di questa ricetta), ha preso proprio il nome dall’ingrediente pregiato sostituito con le melanzane.

Ma le scuole di pensiero sull’origine della parola “Caponata” non terminano qui! Se per alcuni il termine deriva da “Caponium”, ossia “osteria” in latino, per altri deriverebbe invece dalla parola greca “Capto”, cioè “tagliato”.

Qualsiasi sia l’origine del suo nome, l’unica certezza è che la caponata è uno dei piatti siciliani della convivialità per eccellenza, un bel piatto di questa portata, posta al centro della tavola pronta per esser condivisa, non può mancare durante un’esperienza di viaggio in Sicilia, per assaporare alcuni dei suoi gusti tipici e ricchi di storia e tradizione.

Il pullman racconta...

Resa celebre dalla fiction “Màkari” andata in onda in queste settimane su Rai Uno, conosciamo meglio Macari, piccola località marinara a due passi dalla più celebre San Vito Lo Capo.

Lì dove il tempo sembra essersi fermato, Macari gode di spiagge e calette contraddistinte dall’azzurro del mare e dal verde di una natura ancora incontaminata, una meta immancabile per coloro in cerca di una vacanza in Sicilia alla scoperta dei suoi luoghi più autentici e, ovviamente, di buon cibo.

Sebbene il paese sia molto piccolo, con il nome Macari si va ad indicare un’intera porzione di golfo, selvaggia e mozzafiato. Si tratta infatti di una costa a forma di mezzaluna costellata da rocce dalle quali fanno capolino calette, scogliere a strapiombo e spiagge dalla sabbia dorata, offrendo così la possibilità agli amanti del mare di scegliere tra scogli, sassi e sabbia in tranquillità…non escludendo peraltro di poter godere di questi luoghi nell’arco della stessa giornata, dato che si trovano tutti a pochi metri di distanza.

Tra i luoghi da non perdere nei dintorni di Macari non possiamo non citare la cala del Bue Marino, con il suo mare dalle mille sfumature verdi, blu e turchesi, la Caletta Rosa, il cui nome deriva dal colore delle sue rocce piatte, e la Baia Santa Margherita, una spiaggia dove distese di sabbia a perdita d’occhio si fondono con le dolci onde del mare. Come si può notare dai nomi delle spiagge e delle calette, il colore è uno degli aspetti più importanti del paesaggio, soprattutto quando questo si tinge di rosso durante gli spettacolari tramonti su Monte Cofano e persino sulle Egadi, nelle giornate particolarmente terse.

Parlando di Macari è impossibile non citare, inoltre, le spiagge di San Vito Lo Capo e la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, location ideali per assaporare il mare siciliano al 100%, in contesti dal fascino unico e indimenticabile.

Appunti

Oltre ad essere una festività dall’impronta fortemente religiosa, la Pasqua è un’occasione per concedersi una piccola vacanza: quest’anno, invece, vi accompagniamo noi in un viaggio in giro per l’Europa, alla scoperta delle tradizioni di Pasqua più curiose e originali.

Partiamo dalla Finlandia, dove il sacro si lega a doppio filo con le leggende del luogo: secondo la credenza popolare, infatti, il sabato prima della Pasqua è il giorno in cui gli spiriti maligni e le streghe cominciano a vagare indisturbati tra i boschi e le vie delle cittadine, motivo per cui, ad oggi, la tradizione vuole che si debbano accendere grandi falò per tenerli lontani. Durante la domenica di Pasqua, invece, avviene la caccia alle uova che, a differenza di molti altri paesi, avviene al chiuso, in quando il clima freddo e nevoso ancora non permette giochi all’aria aperta.

A proposito di uova, in Romania durante il periodo pasquale si tiene la vera e propria “Battaglia delle uova”, dove tutti i membri della famiglia si sfidano in una gara consistente nello sbattere le uova sode l’una contro l’altra: l’uovo con il guscio più duro vince e il proprietario dell’uovo perdente dovrà mangiarsi tutte le uova rotte.

Anche in Francia il tema delle uova è protagonista di un’usanza curiosa: tra i paesi del sud , in occasione della Pasqua si prepara una frittata gigante, che secondo tradizione può raggiungere quasi le 1000 portate. Questa particolare ricorrenza deriva dalla leggenda secondo cui Napoleone, fermandosi in quella zona, mangiò una omelette così buona da ordinarne per il giorno successivo una gigantesca per tutto il suo esercito.

Di tutt’altro genere è invece la particolare tradizione del Regno Unito della “Morris Dance”, che avviene la domenica di Pasqua: questo ballo, di origine medievale, prevede che gli uomini danzino con dei costumi tradizionali tenendo in mano dei bastoni culminanti con una vescica di maiale, colpendo dolcemente con questi le ragazze che incontrano, come segno di buon auspicio.

Appunti, Notizie

A pochi km da Agrigento sorge un luogo unico in Sicilia, un vero e proprio museo a cielo aperto interamente dedicato all’arte contemporanea e all’architettura: stiamo parlando della Farm Cultural Park di Favara, che proprio in questi giorni ha ottenuto il Premio Human Design City Award di Seoul per la progettazione di realtà armoniche e sostenibili tra individui, società e natura.

La Farm Cultural Park, che ad oggi conta un consistente numero di visitatori da tutto il mondo, nasce nel 2005 con l’intento di creare uno spazio dove allestire mostre, organizzare incontri ed eventi incentrati sul mondo dell’arte, della musica e della cultura in generale, il tutto snodato tra i cortili e i giardini dei palazzi del centro storico di Favara. L’idea di fondo nasce dalla fusione di tre luoghi unici al mondo, il Palais de Tokyo di Parigi, Marrakech e Camden Town a Londra, dei veri e propri simboli di interscambio tra culture, creatività, arte e dinamismo. Il successo di questa formula è stata tale che, dopo pochi anni, la Farm è entrata al sesto posto nella classifica delle mete turistiche dell’arte contemporanea, fino ad arrivare all’ultimo riconoscimento coreano dove il progetto ha trionfato tra 10 competitor internazionali.

L’integrazione tra abitazioni di residenti, aree museali, strutture ricettive e botteghe ha reso il cuore di Favara una vera e propria Casbah in Sicilia, diventando il secondo luogo più visitato nell’area di Agrigento dopo la Valle dei Templi. Per chi sogna un viaggio in Sicilia, o per i siciliani che amano scoprire le bellezze della propria terra, la Farm Cultural Park è una tappa importante per scoprire un lato della Sicilia inedito e originale.

Visitare Palermo

Nel cuore di Palermo si trova un luogo magico, dove il tempo sembra essersi fermato per far spazio alla natura: si tratta dell’Orto Botanico, un giardino che raccoglie 12 mila specie di piante raccolte e coltivate dal 1786 ad oggi.

Piacevole punto di riferimento per i palermitani durante le giornate di sole, così come per i turisti in viaggio, desiderosi di scoprire i segreti della macchia mediterranea e non solo, l’Orto Botanico è anche sede di numerosi eventi culturali, accogliendo tra i suoi viali iniziative di diverso tipo.

L’istituzione dell’Orto Botanico risale al 1779, quando all’Accademia dei Regi Studi venne concesso un piccolo appezzamento di terreno per la coltivazione e lo studio di piante medicinali. Nel 1786 l’Orto venne spostato nella sua attuale collocazione, all’epoca tristemente conosciuta per esser stata sede dei roghi della Santa Inquisizione: oltre ai viali ricchi di meraviglie naturalistiche di ogni tipo, nel corso degli anni l’Orto venne caratterizzato da suggestive strutture in stile neoclassico adibite a padiglioni museali e informativi, oltre a serre e vasche di diverse dimensioni concepite per preservare le specie più esotiche. Durante il primi anni dell’800, infatti, l’Orto Botanico di Palermo divenne un importante punto di raccolta delle specie raccolte dai botanici di tutta Europa, che scelsero il clima favorevole della Sicilia per preservare gli esemplari individuati: per questo motivo è possibile trovare il nespolo del Giappone, uno splendido esemplare di Gingko Biloba, il bambù e il papiro del Nilo.

Lo splendore di questo polmone verde al centro della città non è passato inosservato ai più grandi scrittori e artisti del periodo e di oggi, a partire da Goethe che ne esalta le meraviglie nel suo “Viaggio in Italia” fino ad arrivare al romanzo del palermitano Santo Piazzese, che ambienta il suo romanzo “I Delitti di Via Medina-Sidonia” proprio all’interno del parco.

L’Orto Botanico è uno dei luoghi più affascinanti della città, un luogo incantato capace di incantare chiunque si addentri tra le sue vie, dagli affezionati assidui visitatori fino ai viaggiatori in visita a Palermo.

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