Il pullman racconta...

Resa celebre dalla fiction “Màkari” andata in onda in queste settimane su Rai Uno, conosciamo meglio Macari, piccola località marinara a due passi dalla più celebre San Vito Lo Capo.

Lì dove il tempo sembra essersi fermato, Macari gode di spiagge e calette contraddistinte dall’azzurro del mare e dal verde di una natura ancora incontaminata, una meta immancabile per coloro in cerca di una vacanza in Sicilia alla scoperta dei suoi luoghi più autentici e, ovviamente, di buon cibo.

Sebbene il paese sia molto piccolo, con il nome Macari si va ad indicare un’intera porzione di golfo, selvaggia e mozzafiato. Si tratta infatti di una costa a forma di mezzaluna costellata da rocce dalle quali fanno capolino calette, scogliere a strapiombo e spiagge dalla sabbia dorata, offrendo così la possibilità agli amanti del mare di scegliere tra scogli, sassi e sabbia in tranquillità…non escludendo peraltro di poter godere di questi luoghi nell’arco della stessa giornata, dato che si trovano tutti a pochi metri di distanza.

Tra i luoghi da non perdere nei dintorni di Macari non possiamo non citare la cala del Bue Marino, con il suo mare dalle mille sfumature verdi, blu e turchesi, la Caletta Rosa, il cui nome deriva dal colore delle sue rocce piatte, e la Baia Santa Margherita, una spiaggia dove distese di sabbia a perdita d’occhio si fondono con le dolci onde del mare. Come si può notare dai nomi delle spiagge e delle calette, il colore è uno degli aspetti più importanti del paesaggio, soprattutto quando questo si tinge di rosso durante gli spettacolari tramonti su Monte Cofano e persino sulle Egadi, nelle giornate particolarmente terse.

Parlando di Macari è impossibile non citare, inoltre, le spiagge di San Vito Lo Capo e la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, location ideali per assaporare il mare siciliano al 100%, in contesti dal fascino unico e indimenticabile.

Appunti

Oltre ad essere una festività dall’impronta fortemente religiosa, la Pasqua è un’occasione per concedersi una piccola vacanza: quest’anno, invece, vi accompagniamo noi in un viaggio in giro per l’Europa, alla scoperta delle tradizioni di Pasqua più curiose e originali.

Partiamo dalla Finlandia, dove il sacro si lega a doppio filo con le leggende del luogo: secondo la credenza popolare, infatti, il sabato prima della Pasqua è il giorno in cui gli spiriti maligni e le streghe cominciano a vagare indisturbati tra i boschi e le vie delle cittadine, motivo per cui, ad oggi, la tradizione vuole che si debbano accendere grandi falò per tenerli lontani. Durante la domenica di Pasqua, invece, avviene la caccia alle uova che, a differenza di molti altri paesi, avviene al chiuso, in quando il clima freddo e nevoso ancora non permette giochi all’aria aperta.

A proposito di uova, in Romania durante il periodo pasquale si tiene la vera e propria “Battaglia delle uova”, dove tutti i membri della famiglia si sfidano in una gara consistente nello sbattere le uova sode l’una contro l’altra: l’uovo con il guscio più duro vince e il proprietario dell’uovo perdente dovrà mangiarsi tutte le uova rotte.

Anche in Francia il tema delle uova è protagonista di un’usanza curiosa: tra i paesi del sud , in occasione della Pasqua si prepara una frittata gigante, che secondo tradizione può raggiungere quasi le 1000 portate. Questa particolare ricorrenza deriva dalla leggenda secondo cui Napoleone, fermandosi in quella zona, mangiò una omelette così buona da ordinarne per il giorno successivo una gigantesca per tutto il suo esercito.

Di tutt’altro genere è invece la particolare tradizione del Regno Unito della “Morris Dance”, che avviene la domenica di Pasqua: questo ballo, di origine medievale, prevede che gli uomini danzino con dei costumi tradizionali tenendo in mano dei bastoni culminanti con una vescica di maiale, colpendo dolcemente con questi le ragazze che incontrano, come segno di buon auspicio.

Appunti, Notizie

A pochi km da Agrigento sorge un luogo unico in Sicilia, un vero e proprio museo a cielo aperto interamente dedicato all’arte contemporanea e all’architettura: stiamo parlando della Farm Cultural Park di Favara, che proprio in questi giorni ha ottenuto il Premio Human Design City Award di Seoul per la progettazione di realtà armoniche e sostenibili tra individui, società e natura.

La Farm Cultural Park, che ad oggi conta un consistente numero di visitatori da tutto il mondo, nasce nel 2005 con l’intento di creare uno spazio dove allestire mostre, organizzare incontri ed eventi incentrati sul mondo dell’arte, della musica e della cultura in generale, il tutto snodato tra i cortili e i giardini dei palazzi del centro storico di Favara. L’idea di fondo nasce dalla fusione di tre luoghi unici al mondo, il Palais de Tokyo di Parigi, Marrakech e Camden Town a Londra, dei veri e propri simboli di interscambio tra culture, creatività, arte e dinamismo. Il successo di questa formula è stata tale che, dopo pochi anni, la Farm è entrata al sesto posto nella classifica delle mete turistiche dell’arte contemporanea, fino ad arrivare all’ultimo riconoscimento coreano dove il progetto ha trionfato tra 10 competitor internazionali.

L’integrazione tra abitazioni di residenti, aree museali, strutture ricettive e botteghe ha reso il cuore di Favara una vera e propria Casbah in Sicilia, diventando il secondo luogo più visitato nell’area di Agrigento dopo la Valle dei Templi. Per chi sogna un viaggio in Sicilia, o per i siciliani che amano scoprire le bellezze della propria terra, la Farm Cultural Park è una tappa importante per scoprire un lato della Sicilia inedito e originale.

Visitare Palermo

Nel cuore di Palermo si trova un luogo magico, dove il tempo sembra essersi fermato per far spazio alla natura: si tratta dell’Orto Botanico, un giardino che raccoglie 12 mila specie di piante raccolte e coltivate dal 1786 ad oggi.

Piacevole punto di riferimento per i palermitani durante le giornate di sole, così come per i turisti in viaggio, desiderosi di scoprire i segreti della macchia mediterranea e non solo, l’Orto Botanico è anche sede di numerosi eventi culturali, accogliendo tra i suoi viali iniziative di diverso tipo.

L’istituzione dell’Orto Botanico risale al 1779, quando all’Accademia dei Regi Studi venne concesso un piccolo appezzamento di terreno per la coltivazione e lo studio di piante medicinali. Nel 1786 l’Orto venne spostato nella sua attuale collocazione, all’epoca tristemente conosciuta per esser stata sede dei roghi della Santa Inquisizione: oltre ai viali ricchi di meraviglie naturalistiche di ogni tipo, nel corso degli anni l’Orto venne caratterizzato da suggestive strutture in stile neoclassico adibite a padiglioni museali e informativi, oltre a serre e vasche di diverse dimensioni concepite per preservare le specie più esotiche. Durante il primi anni dell’800, infatti, l’Orto Botanico di Palermo divenne un importante punto di raccolta delle specie raccolte dai botanici di tutta Europa, che scelsero il clima favorevole della Sicilia per preservare gli esemplari individuati: per questo motivo è possibile trovare il nespolo del Giappone, uno splendido esemplare di Gingko Biloba, il bambù e il papiro del Nilo.

Lo splendore di questo polmone verde al centro della città non è passato inosservato ai più grandi scrittori e artisti del periodo e di oggi, a partire da Goethe che ne esalta le meraviglie nel suo “Viaggio in Italia” fino ad arrivare al romanzo del palermitano Santo Piazzese, che ambienta il suo romanzo “I Delitti di Via Medina-Sidonia” proprio all’interno del parco.

L’Orto Botanico è uno dei luoghi più affascinanti della città, un luogo incantato capace di incantare chiunque si addentri tra le sue vie, dagli affezionati assidui visitatori fino ai viaggiatori in visita a Palermo.

Appunti

La canonica idea di campeggio fa riecheggiare nelle nostre menti ricordi dedicati alla vacanza genuina in mezzo alla natura, ma anche il caldo, gli insetti, i materassini scomodi. E se vi dicessimo che il campeggio può essere anche di lusso?

Una tendenza molto diffusa in Europa, che si sta affacciando da qualche anno anche in Italia, è quella del glamping (dall’unione tra “glamour” e “camping”), ossia un campeggio sì in mezzo alla natura ma accompagnato da servizi di lusso, fino a somigliare in tutto e per tutto a resort immersi nella natura.

Le strutture dedite al glamping generalmente offrono alloggi come yurte, tende teepee, capanne in legno, tende e roulotte vintage, accompagnate da servizi come cambio lenzuola, bagni privati, ristorazione, spa, terme e tanto altro. Oltre alle comodità, inoltre, generalmente le strutture di glamping sono imperniate sul rispetto della natura, con soluzioni eco-friendly e a basso impatto ambientale.

Il glamping permette dunque di immergersi in un’esperienza a contatto con la natura, con tutti i comfort di un albergo declinati tuttavia in chiave consapevole e sostenibile, con forti influenze di bioarchitettura.

Come già accennato, nel settore del turismo in Italia il glamping ha cominciato a diffondersi solo da pochi anni, riscuotendo già grande successo grazie alla sua formula che permette agevolmente un viaggio last minute e, soprattutto, in mezzo alla natura e all’aria aperta, tematica ultimamente presa particolarmente in considerazione.

Gusti-Bus

Re dello street food palermitano, icona del pranzo fuori porta: oggi il nostro GustiBus ci porta a scoprire le origini di pane e panelle, lontane più di mille anni!

Come abbiamo ampiamente avuto modo di vedere, la maggior parte delle ricette tipiche siciliane hanno origini dalla dominazione araba e le panelle non solo da meno: già durante il IX secolo gli arabi cominciarono a macinare i ceci per creare una farina da impastare con acqua e aromi, non particolarmente gradevole al gusto ma altamente sostanziosa, dunque indispensabile per l’alimentazione della popolazione meno abbiente.

Bastò poco tempo per scoprire che tale impasto, sotto forma di sottile sfoglia da cuocere a fuoco molto alto, o da friggere, poteva generare qualcosa di estremamente gustoso e indimenticabile, le panelle! Non a caso tale ricetta è arrivata fino ai giorni nostri, consacrando non solo un piatto tipico, che in abbinamento al pane diventa il cibo da strada per eccellenza, ma anche una professione, quella del “panellaro”, ognuno detentore della propria personalissima ricetta.

Posto agli angoli delle strade, con il suo carretto dotato di casseruola piena di olio fumante e montagne di pane fresco, il “panellaro” vendeva (e vende tutt’ora) le sue squisitezze a giovani e anziani, a ogni classe sociale e persino a clienti illustri come Pirandello, Sciascia e Guttuso.

Sebbene qualsiasi momento della giornata, e dell’anno, sia ideale per un “coppo” con le panelle, queste vengono mangiate per tradizione il giorno di Santa Lucia, anche nella versione dolce con ricotta e zucchero a velo.

Esperienza fondamentale per i turisti in visita a Palermo, il panino con le panelle viene spesso abbinato ad un’altra delle prelibatezze tipiche palermitane, le crocchè di patate e, per i più audaci, anche alle melanzane fritte, in un tripudio di bontà tutta siciliana

Notizie

Sebbene la situazione attuale sia ancora abbastanza complessa, si comincia a pensare all’estate: confortati dalle proiezioni dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio di Isnart e Unioncamere, secondo cui l’80% degli italiani intervistati ha affermato di voler pianificare una vacanza per il 2021, appena le condizioni lo renderanno possibile, si cominciano ad apprendere le prime notizie relative al settore turistico estivo in Sicilia.

Prima notizia arriva dall’Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, che oltre ad aver ampliato le sue tratte con l’inaugurazione della Palermo-Amsterdam con EasyJet, comunica di aver attivato test rapidi antigenici di “seconda generazione”, più rapidi ed attendibili, al fine di rendere più veloci ed efficaci le misure di prevenzione aeroportuali.

Novità interessanti arrivano anche da importanti poli turistici siciliani come Taormina, che si prepara a diventare il punto di riferimento dell’estate siciliana 2021: compatibilmente con l’emergenza sanitaria, è già in via di programmazione il calendario di eventi del Teatro Antico, tra cui si confermano il TaoBook e il Taormina Film Festival. Di più lungo periodo è invece l’intenzione di rendere nuovamente fruibile il Castello di Monte Tauro con la messa in sicurezza del percorso e un nuovo impianto di illuminazione pubblica.

Oltre ai viaggi e ai luoghi di interesse, emergono anche notizie dal settore dell’ospitalità, che sembrano lasciar intendere che i protagonisti dell’estate saranno gli appartamenti, B&B e affittacamere, visti come una tipologia di soggiorno maggiormente flessibile e più adatta alla formula di vacanza last minute che, inevitabilmente, sarà la più gettonata nella stagione calda.

La Sicilia, grazie alle sue caratteristiche e alle bellezze culturali e naturali che racchiude, anche per quest’anno si candida come protagonista della seconda estate più inedita e particolare dell’epoca contemporanea, con l’auspicio di poter godere delle sue caratteristiche in tranquillità e sicurezza.

Il pullman racconta...

Tra le vie del centro di Palermo si trova un luogo unico nel suo stile, ricco di fascino e di mistero, il Castello della Zisa, circondato dal suo splendido giardino.

Costruito all’incirca nel 1165 in pieno stile normanno e ristrutturato pochi anni fa, il palazzo è uno dei simboli dell’alternarsi delle dominazioni e delle culture che si sono susseguite a Palermo, diventando nel 2015 Patrimonio dell’Umanità Unesco nell’ambito dell’itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

La Zisa rappresentava un vero e proprio paradiso poco fuori la città, un’oasi ricca di animali esotici, piante da frutto, palmeti e suggestive fontane: il termine stesso “Zisa” contiene al suo interno tutta la bellezza del luogo, in quanto derivante dall’arabo Al-Aziza, ossia “la splendida”. Oltre al suo lussureggiante giardino, anche l’interno della struttura era ritenuto un luogo paradisiaco, anzi, refrigerante: l’architettura ad alveare, il sistema di ventilazione dato dalla particolare disposizione delle finestre e le canalette interne, all’interno delle quali scorreva dell’acqua, comportavano un abbassamento della temperatura rispetto al clima esterno, concedendo riparo dalle afose estati siciliane.

Oltre alle sue peculiarità architettoniche, la Zisa è anche un luogo di misteri, dovuti soprattutto alla presenza dei “diavoletti” che si trovano dipinti sull’arcata della Sala della Fontana: sebbene si tratti in realtà di figure mitologiche, i soggetti dell’affresco vennero tradizionalmente associati a dei diavoletti dispettosi capaci di prender vita, posti in quel luogo per proteggere un mitico tesoro nascosto. La particolare posizione del dipinto, infatti, crea un particolare effetto ottico che trae in inganno l’osservatore, facendo sembrare le figure in movimento e, addirittura, rendendo quasi impossibile contarne il numero esatto. La leggenda vuole inoltre che la causa del forte vento in città derivi dalla loro fuga dal Palazzo, che aprendo le porte provocano la fuoriuscita della frescura interna.

Proprio risalenti a questa leggenda sono infatti i detti “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa” quando soffia forte vento oppure “Tanti quanti sono i diavoli della Zisa” per indicare un quantitativo incerto e misterioso.

Ad oggi, un’occhiata ai “diavoli” è d’obbligo durante una visita a Palermo al Castello, la leggenda è capace di affascinare adulti, bambini, turisti e cittadini, tutti col naso all’insù intenti a contarne, invano, il numero esatto!

Notizie

Come dimostrano i dati della stagione estiva scorsa e le prime prospettive per i viaggi nel 2021, l’Italia si conferma la meta principale dei viaggi degli italiani, che nel corso di quest’ultimo periodo hanno scoperto, o riscoperto, località e borghi suggestivi dello stivale.

La voglia di individuare gli angoli più segreti del nostro Paese ha coinvolto anche le più importanti maison della moda internazionale, che hanno scelto l’Italia come set delle proprie campagne pubblicitarie, selezionando luoghi non mainstream a pochi passi da noi.

Il primo caso, più “vicino” in tutti i sensi, è quello dello spot Devotion di Dolce e Gabbana, che durante l’estate scorsa è tornata in Sicilia per la realizzazione di un vero e proprio corto ambientato a Villa Valguarnera nei pressi di Bagheria, con le musiche di Ennio Morricone e la regia di Giuseppe Tornatore, nativo proprio della città in provincia di Palermo.

Altro brand di alta moda che ha scelto l’Italia e le eccellenze cinematografiche italiane è Dior con il suo “Il Castello dei Tarocchi”, un corto di 15 minuti che racconta la nuova collezione di haute couture all’interno del Castello di Sammezzano vicino Firenze, location dal gusto particolarmente eclettico e originale che ha saputo imprimere allo spot l’impronta esoterica e misteriosa che il regista Matteo Garrone voleva comunicare al pubblico.

La stessa tendenza viene sposata anche da Gucci, che già in passato ci ha accompagnato in un viaggio in Italia dal gusto glamour ma anche incentrato sull’essenza stessa del paese, ritratto nelle sue espressioni più genuine: se due anni fa il marchio ha scelto come set le rovine barocche di Canale Monterano vicino Roma, l’estate scorsa è stata l’Umbria ad accogliere Gucci all’interno di La Scarzuola, progetto architettonico a Montegabbione.

Il biennio 2020-2021 sta dunque segnando un nuovo connubio tra moda e Italia, che va oltre i punti nevralgici del fashion italiano ma suggella anzi un nuovo percorso fatto di italianità e genuinità tipica del Made in Italy, elementi che stanno affascinando i viaggiatori in questo periodo così particolare.

Gusti-Bus

Oggi il nostro GustiBus si ferma nell’area del catanese, parlandoci di uno dei piatti più celebri della tradizione Siciliana: la pasta alla Norma!
Simbolo del calore della terra sicula, con il suo pomodoro fresco, le melanzane dorate e la ricotta salata, anche la pasta alla Norma ha una sua specifica origine che, come accade spesso per i piatti siciliani, risulta ricca di curiosità e leggende.

Le origini della pasta alla Norma vengono infatti attribuite a due leggende diverse tra loro, ma entrambe facenti riferimento alla celebre opera lirica di Vincenzo Bellini, compositore catanese. Secondo una prima leggenda, la ricetta venne servita per la prima volta in occasione della cena del debutto dell’opera, il 26 dicembre del 1831, e venne chiamata così proprio in onore della protagonista principale; un’altra tradizione, invece, fa risalire il nome ad un pranzo del 1920 quando il commediografo catanese Nino Martoglio esclamò “chista è ‘na vera Norma!”.

In entrambi i casi, il battesimo della celebre ricetta siciliana è associato a qualcosa di sublime, come un’opera lirica, ed in effetti è impossibile dar torto a questa considerazione: la pasta alla Norma è stata, ed è tutt’ora, uno dei piatti protagonisti delle tavole siciliane da generazioni, conquistando progressivamente tutto lo stivale.

Se, per gli altri piatti passati in rassegna nella nostra rubrica, abbiamo individuato delle varianti tipiche di una specifica area della regione, per la pasta alla Norma la ricetta originale è rimasta intatta nel corso degli anni: unica piccola deroga, accettata quasi a malincuore dai puristi, riguarda il taglio della melanzana, che andrebbe effettuato a fettine ma che, molto spesso, è possibile trovare anche a cubetti.

Ricca di gusto, di carattere e di colore, la pasta alla Norma è un vero e proprio ritratto del popolo siciliano e della loro terra, un piatto che va assolutamente assaggiato durante un viaggio in Sicilia.

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