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Palermo: un po’ di storia e arte (parte 4)

Palermo: un po’ di storia e arte (parte 4)

Nel 1409, Martino il Giovane morì prematuramente di malaria e il trono passò al padre, per un curioso caso di eredità al contrario, per così dire. La Sicilia fu unificata al regno di Napoli e perse definitivamente la propria indipendenza. Palermo non era più capitale. Niente più re e regine di Sicilia. In compenso, nel marzo 1415, a Palermo arrivò il primo vicerè, Don Juan de Peñafiel.
I siciliani, che ancora non si erano rassegnati alla caduta di prestigio, videro in lui una possibilità… subito stronacata. Il fratello di Juan, Alfonso, capì presto cosa stavano tramando a Palermo e dopo 13 mesi richiamò il vicerè in Spagna.

Il desiderio di tornare a essere capitale di un regno però rimase vivo e presente nei palermitani e per secoli gli aristocratici continuarono ad agire come se l’ “esilio” dalle cerchie che contano fosse solo temporaneo. E a mantenere altissimo lo standard delle loro vite.
Ecco perché fra il 15° e il 18° – 19° secolo Palermo fu costantemente ingrandita e abbellita. I palazzi nobiliari palermitani non avevano nulla da invidiare a quelli più ricchi e prestigiosi del resto d’Europa. Alla fine del Cinquecento fu avviato un grande piano di rifondazione urbanistica sul modello delle “città ideali”, un piano che visse uno dei momenti più importanti con la realizzazione della Via Maqueda.

Oggi lunga strada pedonale, con decine di nuovi esercizi commerciali, caffetterie eccettera, la via Maqueda prende nome dal vicerè Bernardino de Càrdenas y Portugal, che era appunto duca di Maqueda. Fu durante il suo governo, infatti, che fu presa la storica decisione di ampliare la città verso nord, creando un nuovo asse viario che incrociasse con lo storico Cassaro (attuale via Vittorio Emanuele). In questo modo, i nobili avrebbero avuto nuove e prestigiose aree urbane per la costruzione dei loro palazzi. La strada fu completata nel 1599. all’incrocio con il Cassaro venne realizzata una piazza detta I Quattro Canti, per via della presenza, ai quattro angoli, di altrettanti scenografici apparati decorativi con statue e fontane. La piazza è stata per decenni una delle principali della città.

Nel corso del Seicento, i nobili palermitani ma anche gli ordini religiosi fecero a gara per costruire lungo la strada nuova, la cui estremità settentrionale segnava di fatto la “fine” della città. Dall’altra parte di Porta Maqueda si estendeva l’aperta campagna con gli agrumeti della piana del Colli (dove, nel corso del secolo seguente, vennero realizzate numerose sontuose ville fuori porta, destinate alla villeggiatura).

Solo nell’Ottocento la città si allargò ancora verso nord. La Porta Maqueda venne abbattuta e, demolando diversi edifici che si trovavano in questa zona della città, venne creata la grande piazza in cui oggi troneggia il bellissimo Teatro Massimo, il più grande teatro lirico d’Italia, inaugurato nel 1897. Fu una delle realizzazioni più importanti delle cosiddetta Belle Epoque di Palermo, il periodo a cavallo fra Otto- e Novecento in cui, grazie a una favorevole congiuntura economica, la città sembrò poter riprendere, ancorché virtualmente, il suo ruolo di capitale. Ville eleganti, giardini lussureggianti, floride attività commerciali diedero alla città un volto nuovo e di grande eleganza.

“Grande”, “sontuoso”, “ricco”… quando si elencano i monumenti di Palermo questi aggettivi e altri dello stesso genere ricorrono continuamente, spesso in versione accrescitiva. I palermitani, come abbiamo detto, hanno sempre avuto un po’ la mania della grandeur. Una passeggiata nel centro storico, non solo sulla via Maqueda ma anche nelle stradine più piccole e nelle piazze, svela un mondo di opere d’arte di grande bellezza e ricercatezza, testimonianza di una storia lunga e ricca di eventi. Una storia che ancora oggi continua e, fra recuperi dell’antico e nuove realizzazioni, lascia il segno per le future generazioni.

Palermo: un po’ di storia e arte

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