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Palermo: un po’ di storia e arte (parte 2)

Palermo: un po’ di storia e arte (parte 2)

Un’altra evidente testimonianza del passato arabo della città, che si è mantenuto intatto attraverso i secoli della dominazione normanna e fino ai giorni nostri, è la presenza dei mercati. Il Capo, Ballarò, la Vucciria, sono ancora oggi come una decina di secoli fa: vocianti, colorati, affollati. Una tappa irrinunciabile per ogni visitatore.

Il regno dei Normanni a conti fatti durò pochi decenni. Guglielmo II, infatti, nipote del primo re, Ruggero II, ebbe la sventurata idea di morire ad appena 36 anni senza eredi legittimi. E poiché aveva fatto in tempo a dare in moglie a Enrico VI di Svevia la zia, Costanza d’Altavilla, a sua volta figlia di Ruggero II (che peraltro aveva appena un anno più di lui), il re tedesco accampò il proprio diritto sul trono siciliano. I siciliani, per la verità, non avevano alcuna intenzione di consegnare la propria terra ai tedeschi, e decisero autonomamente di incoronare re un cugino di Guglielmo, Tancredi. Anche costui, però, morì prematuramente ed Enrico si inserì abilmente nel seguente vuoto di potere, sbarazzandosi degli avversari e facendosi incoronare re nella cattedrale di Palermo. Alla cerimonia non era presente la moglie Costanza, ancora in viaggio dalla Germania. Era arrivata nelle Marche, per la precisione, e qui dovette fermarsi perché colta dalle doglie: sotto una tenda a Jesi diede alla luce il suo primo e unico figlio Federico.

Il piccolo rimase orfano di padre a 3 anni e della madre poco dopo. Ad appena 4 anni si ritrovò padrone di una corona imperiale, signore di un regno che dalla Germania si estendeva fino in Sicilia. Ci sono molte storie sulla sua infanzia e gioventù nella cosmopolita Palermo della fine del XII secolo. Certo è che l’imperatore amò molto questa città e la sua reggia cittadina divenne un sito di splendore ineguagaliabile. Federico II fu incoronato nel 1208 e Palermo diventò la residenza del capo del Sacro Romano Impero. Per trent’anni fu il centro del mondo.
Di quell’epoca non ci restano in città spettacolari monumenti, perché il lascito di Federico è soprattutto culturale. Presso la corte palermitana con i poeti e i letterati della Scuola Siciliana nacque la poesia italiana.

Alla morte di Federico, nel 1250, la Sicilia divenne oggetto delle contese di numerosi pretendenti. Ancora una volta, infatti, non c’era un legittimo erede al trono. Ebbero la meglio gli Angioini, di discendenza francese, ma il loro regno era sommamente odiato dai siciliani. Nel 1282 a Palermo si accese la miccia della rivolta, I Vespri Siciliani.

Secondo la tradizione, essa fu innescata dai pesanti commenti di un soldato francese nei confronti di una donna siciliana che stava uscendo dalla Chiesa della Magione dove aveva assisitito alla messa. La scena è illustrata in tantissimi dipinti ed è stata variamente narrata da poeti e scrittori. Uno dei quadri più belli e potenti è esposto alla Galleria di Arte Moderna di Palermo, ed è opera di Erulo Eruli, che lo dipinse per l’Esposizione Universale ospitata a Palermo nel 1891. La Galleria è uno dei must per ogni visitatore di Palermo: per questa volta vi lasciamo con l’invito ad andarci!

Palermo: un po’ di storia e arte

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