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Castello della Zisa: tra architettura e leggenda

Tra le vie del centro di Palermo si trova un luogo unico nel suo stile, ricco di fascino e di mistero, il Castello della Zisa, circondato dal suo splendido giardino.

Costruito all’incirca nel 1165 in pieno stile normanno e ristrutturato pochi anni fa, il palazzo è uno dei simboli dell’alternarsi delle dominazioni e delle culture che si sono susseguite a Palermo, diventando nel 2015 Patrimonio dell’Umanità Unesco nell’ambito dell’itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

La Zisa rappresentava un vero e proprio paradiso poco fuori la città, un’oasi ricca di animali esotici, piante da frutto, palmeti e suggestive fontane: il termine stesso “Zisa” contiene al suo interno tutta la bellezza del luogo, in quanto derivante dall’arabo Al-Aziza, ossia “la splendida”. Oltre al suo lussureggiante giardino, anche l’interno della struttura era ritenuto un luogo paradisiaco, anzi, refrigerante: l’architettura ad alveare, il sistema di ventilazione dato dalla particolare disposizione delle finestre e le canalette interne, all’interno delle quali scorreva dell’acqua, comportavano un abbassamento della temperatura rispetto al clima esterno, concedendo riparo dalle afose estati siciliane.

Oltre alle sue peculiarità architettoniche, la Zisa è anche un luogo di misteri, dovuti soprattutto alla presenza dei “diavoletti” che si trovano dipinti sull’arcata della Sala della Fontana: sebbene si tratti in realtà di figure mitologiche, i soggetti dell’affresco vennero tradizionalmente associati a dei diavoletti dispettosi capaci di prender vita, posti in quel luogo per proteggere un mitico tesoro nascosto. La particolare posizione del dipinto, infatti, crea un particolare effetto ottico che trae in inganno l’osservatore, facendo sembrare le figure in movimento e, addirittura, rendendo quasi impossibile contarne il numero esatto. La leggenda vuole inoltre che la causa del forte vento in città derivi dalla loro fuga dal Palazzo, che aprendo le porte provocano la fuoriuscita della frescura interna.

Proprio risalenti a questa leggenda sono infatti i detti “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa” quando soffia forte vento oppure “Tanti quanti sono i diavoli della Zisa” per indicare un quantitativo incerto e misterioso.

Ad oggi, un’occhiata ai “diavoli” è d’obbligo durante una visita a Palermo al Castello, la leggenda è capace di affascinare adulti, bambini, turisti e cittadini, tutti col naso all’insù intenti a contarne, invano, il numero esatto!

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