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Il Parco dell’Olivuzza: la residenza scomparsa dei Florio

Importante e storica famiglia della Sicilia Occidentale tra 800 e 900, i Florio hanno lasciato delle impronte tangibili della loro presenza a Palermo: passeggiando lungo le strade della città è possibile osservare i palazzi e le ville in cui la famiglia ha vissuto, così come le antiche insegne dei negozi da cui è partita la fama e la ricchezza dei capostipiti, le cui vicissitudini sono state recentemente descritte in un importante fenomeno editoriale “I Leoni di Sicilia”, che ha contribuito ad aumentare l’alone di fascino e interesse che circonda non solo i Florio ma anche la Palermo di quell’epoca, nel massimo del suo splendore architettonico.

Se tutti possiamo tutt’ora ammirare l’imponenza di Villa Igiea o la raffinatezza dei dettagli della Palazzina dei Quattro Pizzi, c’è un luogo ormai scomparso che ha effettivamente costituito il cuore pulsante della famiglia Florio, il Parco dell’Olivuzza. Quella che è stata la residenza principale dei Florio a cavallo tra i due secoli, si trovava appunto nella Contrada dell’Olivuzza, che si estendeva tra l’attuale via Dante e Corso Finocchiaro Aprile, comprendendo Piazza Principe di Camporeale e parte di via Serradifalco. Di questa enorme e sontuosa residenza restano oggi poche tracce, essendo stata prevalentemente smantellata e lottizzata, ma tutt’ora alzando lo sguardo si possono intravedere le tipiche vetrate Liberty e le decorazioni in ferro battuto Art Nouveau all’ingresso del Commissariato di Piazza Principe di Camporeale e lungo alcune mura lungo Piazza del Sacro Cuore.

Il vero gioiello della tenuta, recentemente ristrutturato, è il Villino Florio, un vero e proprio condensato dell’architettura Liberty dell’epoca: progettato da Ernesto Basile, il villino rappresenta ciò che l’architetto stesso intendeva per “progettazione integrale”, sintetizzando nella sua struttura elementi medievali, dettagli barocchi, capriate nordiche ed elementi contemporanei. Il risultato è una villa dal gusto del tutto unico e particolare, una trasposizione architettonica dell’identità stessa del suo proprietario, Vincenzo Florio, dall’attitudine cosmopolita e amante dei viaggi.

Dopo diversi anni di splendore, il villino fu venduto e nel 1962 fu vittima di un gravissimo incendio di natura dolosa che colpi gran parte dell’interno: dopo una lunga ristrutturazione, il villino è oggi visitabile, permettendo ai curiosi e agli appassionati di scoprirne di più non solo sulla vita della famiglia ma su una parte di storia di Palermo misteriosa ed affascinante.

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