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Massimo e Politeama: i due grandi Teatri di Palermo

Due tra i grandi punti di riferimento per la città di Palermo sono il Teatro Massimo e il Teatro Politeama, che caratterizzano il centro urbano e regalando a cittadini e visitatori una passeggiata suggestiva tra le due grandi piazze che li ospitano.

Come abbiamo già accennato parlando delle curiosità di Palermo, la città detiene il primato per la compresenza di due teatri lirici, esempio poi seguito solo successivamente da altri centri della cultura in Italia ed in Europa. Entrambi i teatri però, non rappresentano soltanto un luogo di spettacolo, ma anzi narrano della storia di una città in crescita durante il 1800, e consistono, oggi, in due simboli importantissimi per la città, presi con affetto come punto di riferimento da tutti i palermitani, grazie anche alla loro centralissima posizione (una delle fermate del nostro shuttle bus è infatti proprio accanto al Teatro Politeama, quindi è un punto di riferimento anche per noi!).

Parlando delle origini dei due teatri, non si può far riferimento al “dualismo” che li contraddistingue in ogni aspetto, fino a partire dalle loro origini: se il Teatro Massimo aveva l’obiettivo di diventare il fulcro delle attività ricreative della borghesia e della nobiltà, il Teatro Politeama doveva invece essere il punto di riferimento per l’intrattenimento del popolo, con spettacoli e operette in diurna, adatti a tutti.

Altro dualismo, riguarda le due aree dove sorgono i teatri: Piazza Verdi (la piazza del Teatro Massimo) era un luogo già centrale all’epoca e particolarmente privilegiato grazie alla vicinanza sia con le mura antiche sia con il centro urbano del periodo, Piazza Castelnuovo, invece, era ancora una zona di campagna, dove si notavano soltanto i primi accenni dei futuri quartieri. C’è da specificare, tuttavia, che il Teatro Politeama doveva avere come prima destinazione Piazza Marina, però con la caduta dell’impero borbonico i lavori preliminari si interruppero per ricominciare ben quattro anni dopo, con l’indicazione di una nuova area per la costruzione.

Anche per quanto riguarda l’architettura che contraddistingue le due strutture, si può parlare di “doppio”, con riferimento alle due grandi figure che si occuparono della costruzione dei due teatri: Giovan Battista Filippo Basile e Damiani Almeyda sono due nomi importantissimi nella storia dell’architettura in Sicilia. Basile, nella costruzione del Teatro Massimo, fu in grado di superare la contrapposizione tra architettura e ingegneria creando una struttura monumentale e all’avanguardia, il giovane ingegnere Damiani Almeyda, invece, riuscì nell’intento di comunicare la natura più fruibile e “leggera” del Teatro Politeama anche con il suo aspetto esteriore, snello ma elegante, con l’utilizzo ricorrente della forma dell’arco, che richiamava le strutture circensi.

Riflettere oggi su queste differenze tra i due teatri fa un po’ sorridere, soprattutto per quanto riguarda il ragionamento sottostante alla questione urbanistica: ai nostri occhi le due strutture sono davvero a pochi passi di distanza, non riflettendo su quanto quei 650 metri di distanza, alla fine del 1800, segnassero una grande differenza culturale, urbanistica e sociale. Per quanto riguarda invece l’animo dei due teatri, la tipologia di spettacoli proposti incarna tutt’oggi la concezione dell’epoca: se il Teatro Massimo è palcoscenico (in tutti i sensi!) della lirica nazionale e internazionale, il Teatro Politeama ospita prevalentemente concerti e spettacoli di prosa, provvedendo così ad offrire, insieme agli altri teatri della città, un cartellone di eventi variegato e importante.

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