Appunti

Gusti-Bus: Sarde a beccafico, la storia del piatto siciliano per eccellenza

Saporita, gustosa e allegra: stiamo parlando della cucina tradizionale siciliana, che oltre a soddisfare il palato è una gioia per gli occhi e per l’umore. I colori, le consistenze e le decorazioni dei piatti siciliani sono unici nel loro genere, accompagnati spesso da una storia curiosa, che rende la preparazione di questi cibi un vero e proprio momento di connessione con la propria terra.

Da questa considerazione nasce la rubrica Gusti-Bus, con l’intento di portarvi in viaggio in Sicilia tra i suoi sapori più celebri, conditi con cenni storici e curiosità! 

Cominciamo il nostro tour gastronomico da un caposaldo della cucina siciliana: le sarde a beccafico! Questo piatto è tipico soprattutto delle zone di Palermo, Messina e Catania ed è così tanto celebre da essere stato inserito a pieno titolo nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. 

Le sarde a beccafico interpretano la sicilianità in ogni loro ingrediente, ciascun elemento infatti è tipico della nostra cucina regionale. Le sarde, ad esempio, sono un pesce considerato “povero” per la sua abbondanza nel Mar Mediterraneo e quindi di basso costo, motivo per cui è particolarmente usato all’interno dei piatti siciliani, stessa cosa per la combinazione gustosa e vincente di uva passa e pinoli: l’uva passa utilizzata nei piatti siciliani, detta anche “passolina” deriva dall’essiccazione di un particolare tipo di uva che cresce in abbondanza in Sicilia; l’uva passa viene spesso abbinata ai pinoli, anch’essi prodotti in Sicilia nella zona dell’entroterra, che controbilanciano il sapore e la consistenza della frutta essiccata, creando quel tipico gioco di contrasti che caratterizza i piatti siciliani che li ospitano. 

Dopo avervi presentato gli ingredienti principali, facciamo un po’ di storia. Nel 1800 la nobiltà siciliana si dilettava con la caccia di piccola selvaggina, che dunque divenne protagonista a pieno titolo dei menu della popolazione ricca della zona. Tra i volatili più ambiti c’era il beccafico, un uccelletto la cui carne veniva ritenuta pregiatissima grazie alla sua alimentazione a base di fichi, che veniva cucinato ripieno delle sue stesse interiora e servito con la codina all’insù in modo tale da renderlo facile da prendere e mangiare in un sol boccone. 

La popolazione più povera non poteva di certo godersi questa prelibata pietanza, ma si decise di replicarla ingegnosamente utilizzando ingredienti economici e di facile reperibilità: al volatile è stata così sostituita la sarda, avvolta su se stessa e contenente un ripieno di mollica, uvetta e pinoli, a sostituire le interiora. Per soddisfare anche l’occhio, oltre al palato, gli involtini venivano così disposti con la codina della sarda all’insù, per riprodurre fedelmente il piatto originario. 

L’originalità dei siciliani del 19° secolo è stata premiata: quello che per loro era un piatto particolarmente povero, svetta oggi nelle tavole delle famiglie siciliane, con tanto di impiattamento originario con la codina all’insù, e presenta ulteriori varianti appetitose con l’utilizzo di melanzane o zucchine. 

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