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5 borghi segreti da scoprire

5 borghi segreti da scoprire

Nell’entroterra siciliano si annidano numerosi graziosi paesini, piccoli e minuscoli, in cui ancora si conservano tante memorie del passato che vale la pena andare a conoscere. Ecco cinque idee per una prossima gita, alla scoperta di luoghi al di fuori dei circuiti turistici più frequentati.

Caccamo

Caccamo si trova in collina, a cinquanta chilometri da Palermo. Il suo nucleo più antico è la “Terravecchia”, il quartiere che si sviluppò tra alte mura merlate ai piedi del castello, oggi uno dei manieri siciliani meglio conservati. La sua mole Imponente si eleva fin dal Medioevo su uno sperone roccioso e, con i suoi 130 ambienti fra saloni e stanzette, è uno dei più grandi della nostra regione. Sebbene sia vuoto ormai degli arredi, è affascinante da visitare e l’architettura movimentata, dovuta alla quantità di corpi di fabbrica diversi che lo compongono, è ancora perfettamente godibile. L’itinerario di visita comprende la cappella di corte, le prigioni, il cosiddetto “salone della congiura” che prende il nome da una riunione che vi avrebbe avuto luogo fra alcuni baroni siciliani ribelli nel 1169, e le terrazze, da cui si ammira l’amplissimo panorama. La visita del centro storico comprende la piazza duomo, sulla quale prospettano la Chiesa Madre, il Monte di Pietà (XVII sec.), l’Oratorio della Compagnia del Sacramento e la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Altri edifici sacri da segnalare sono la Chiesa della SS. Annunziata e quella di San Benedetto alla Badia. Quest’ultima è considerata la più bella del paese e vanta fra altre cose un pavimento di majolica del Seicento. Caccamo è molto conosciuta per la produzione di carne, soprattutto salsiccia, celebrata ogni anno con una sagra in autunno. Se volete acquistarla, la troverete in tutte le macellerie.

Cammarata

In bella posizione panoramica nel cuore dei Monti Sicani, ha un centro storico dall’impianto tipicamente medievale, in cui si cela un patrimonio artistico-monumentale sorprendente e interessante. Proprio la prossima domenica, 24 novembre, il Touring Club Italiano, in collaborazione col Comune, promuove una visita per conoscerlo, con una passeggiata che si sviluppa fra le caratteristiche strade strette, erte e tortuose e tocca la Chiesa di Santa Domenica, riccamente decorata con artistici stucchi; la torre del Castello, oggi adibita a sede di mostre e manifestazioni culturali; e la Chiesa Madre, che custodisce opere artistiche di particolare rilievo fra cui un ciborio marmoreo di Andrea Mancino (1490), una grande tela secentesca raffigurante la Sacra Famiglia, opera di Pietro d’Asaro detto il Monocolo di Racalmuto, una portantina ottocentesca e l’organo a canne del 1506, considerato il più antico della Sicilia, tuttora funzionante (la partecipazione alla visita è libera e gratuita, per informazioni e prenotazioni chiamare Claudio Castiglione, console TCI di Agrigento, al numero 360 284699).

Montalbano Elicona

Nel parco di Nebrodi, questa cittadina si trova lungo una delle vecchie strade che anticamente collegava la costa tirrenica con quella ionica. Le prime notizie documentate sono del XII secolo, quando Montalbano compare nel Libro di Ruggero del geografo Al Edrisi, Già allora le case erano dominate da una massiccia fortificazione, un castello che oggi è il principale monumento del paese. Vi si riconoscono due differenti fabbriche: in alto il forte normanno-svevo, in basso il palazzo svevo-aragonese voluto da re Federico II di Aragona il quale, nei primi anni del Trecento, si era occupato di fortificare ulteriormente questo sito, nel quale si fermava qui ogni volta che gli era possibile. Il castello è stato restaurato pochi anni fa ed è visitabile. Gradevole il centro storico che si sviluppa intorno al castello, con belle case in pietra, vicoletti e chiese piccole, come la trecentesca Santa Caterina, e più grandi come la Basilica dell’Assunta che custodisce un dipinto dell’Ultima Cena attribuito alla scuola di Guido Reni. A pochi chilometri da Montalbano, da non perdere l’altopiano dell’Argimusco, un pianoro disseminato di rocce gigantesche che il vento ha modellato e corroso, donando loro forme singolari.

Isnello

Poco dopo l’uscita autostradale di Buonfornello, sull’autostrada Palermo – Catania, un segnale indica la strada per Campofelice. Proseguendo verso l’alto, dopo pochi chilometri si raggiunge Isnello, borghetto da 1500 anime annidato fra le pieghe delle Madonie. Di origine molto antica, conserva ancora in buona parte il suo aspetto medievale, con le strette strade acciottolate fra le basse case in pietra. Gli edifici principali sono le sue graziose chiese, costruzioni di architettura semplice al cui interno sono custodite preziose opere d’arte come la statua lignea del patrono San Nicola nella Chiesa Madre, e il soffitto ligneo dipinto nella Chiesa del Rosario. Nela parte più alta vi sono ancora i ruderi di un possente castello, fondato già nel corso dell’alto Medioevo. Chi è alla ricerca dei sapori tipici a Isnello troverà carni, formaggi, ottimo pane, biscotti artigianali.

Agira

Le ampie viste sono il “valore aggiunto” di Agira, paese di remota fondazione che, nella sua parte più antica, all’ombra dei ruderi del castello, conserva l’impianto urbanistico medievale. Dai belvedere si può abbracciare con lo sguardo un amplissimo territorio, dall’Etna agli Erei fino alle prime propaggini dei Nebrodi. L’abitato si distende sul fianco di una collina, sulla cui vetta si stagliano le citate rovine. La Madrice, l’abbazia di San Filippo e la chiesa del Santissimo Salvatore (all’interno di quest’ultima segnaliamo la presenza di un antico Aron ebraico, un armadio per Sacre Scritture) sono i principali edifici. Ad Agira si svolge il 24 dicembre un pittoresco presepe vivente, l’unico in Italia che viene messo in scena proprio nella notte di Natale. Le vecchie case sono quinte ideali in cui dare vita alle dimostrazioni dei vecchi mestieri che incorniciano la Natività. I visitatori di Agira non possono assolutamente trascurare l’opportunità di gustare le tipiche cassatelle, dolcetti di pasta frolla con un ripieno di cacao, mandorle tritate, farina di ceci, zucchero, scorzetta di limone e cannella.

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