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Cinque cose che (forse) non sai del Giorno dei Morti

Cinque cose che (forse) non sai del Giorno dei Morti

La festa di Ognissanti ha diverse declinazioni e tradizioni nei diversi Paesi del mondo. Andiamo a curiosare alcuni aspetti, forse meno conosciuti, di questa ricorrenza.

1. In Messico l’1 e 2 novembre si celebra il Día de Muertos, per ricordare i defunti. Il simbolo di questa celebrazione è la Catrina, uno scheletro con il sombrero. Per l’occasione vengono organizzate anche coloratissime sfilate. A quella “istituzionale” del 2 novembre se ne affianca da quattro anni una molto festosa, organizzata per motivi squisitamente turistici. Si svolge l’ultima domenica di ottobre, l’anno scorso vi hanno assistito dal vivo due milioni di persone. La sfilata è stata resa famosa dal film Spectre, il 24° della serie dedicata a James Bond, dove la si vede nella scena di apertura.

2. Secondo la tradizione siciliana, nella notte fra l’1 e il 2 novembre, i “morti” tornano sulla terra e, ai bambini buoni, portano dolciumi e qualche regalino. C’è però anche il risvolto della medaglia: sotto al letto dei bambini viene lasciata una grattugia, arma temibilissima con cui i defunti potrebbero grattare i piedi di coloro che, durante l’anno, non si sono comportati bene. Oggi che la nostra tradizione rischia di essere oscurata da usanze d’oltreoceano, la Notte di Zucchero, da domani a sabato 2 novembre a Palermo, rimette a posto le cose, per così dire, col suo fitto programma di spettacoli, mostre, laboratori per bambini e molto altro. Luoghi salienti dell’evento sono Piazza Pretoria, Piazza Bellini, Palazzo delle Aquile, Palazzo Bonocore, il Monastero di Santa Caterina e il Teatro Bellini.

3. La parola Halloween, ormai diffusissima ovunque, che indica la festa che ricorre la notte del 31 ottobre, deriva da Hallow E’en, che altro non è che la forma contratta di All Hallows’ Eve. Hallow è inglese arcaico e significa santo, quindi la traduzione esatta è “vigilia di Ognissanti”.

4. La celebrazione di Halloween discende da quella di Samhain, il capodanno celtico che cadeva il 31 ottobre, e molte delle usanze che oggi colleghiamo con questa festa anglosassone sono legate proprio a quei remoti festeggiamenti, dalle zucche illuminate all’abitudine di indossare spaventosi costumi. Gli antichi celti credevano che nella notte del 31 ottobre gli spiriti tornassero sulla terra e che l’aldilà si fondesse col mondo dei vivi.

5. La “frutta martorana” si chiama così perché veniva preparata originariamente all’interno del convento fondato da Eloisa Martorana nel 1194, sull’attuale piazza Bellini, a Palermo. Qui viveva in clausura una comunità di monache benedettine e furono proprio loro, secondo quel che si tramanda, a iniziare la produzione di dolci di marzapane modellati e dipinti per imitare alla perfezione la frutta vera.

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