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In viaggio con la musica!

In viaggio con la musica!

Mi capita spesso di trasportare musicisti. Si riconoscono subito per via degli strumenti, ovviamente, ma anche perché, secondo me, hanno un portamento particolare. Come se dentro di loro ci fosse sempre una musica, inudibile per gli altri, che li accompagna, rendendo i loro movimenti morbidi e ritmati.

Quando li vedo arrivare, oltre le porte a vetri dell’aeroporto Falcone & Borsellino, mi metto sempre di buon umore. Penso che con la loro musica porteranno allegria da qualche parte, e anche il transfer dall’aeroporto di Palermo alla Stazione Centrale mi sembra più leggero.

In estate i musicisti viaggiano tanto, anche più degli altri. Vanno in giro a suonare, li chiamano nelle piazze, ai festival. C’è un gran via vai, in effetti. Alcuni viaggiano da soli, altri in gruppi più o meno numerosi. È buffo vedere le band alle prese con il carico della stiva, quando ciascuno di loro deve sistemare il proprio strumento – all’autista non permettono di toccarli! – e non sanno bene come metterli perché non si danneggino: “Questo mettilo in piedi!”, “No, lì c’è quella valigiona, hai visto mai che cada addosso all’oboe?”, “Ma si può sapere perché ‘sti violoncelli sono così ingombranti?!” e via così.

Io sto sempre attento a muovermi con cautela, perché anche se so che l’autista è bravissimo a sistemare i bagagli in maniera che non si possano muovere nella stiva (i musicisti non ci credono, ma vaglielo a spiegare), penso sempre che non potrei perdonarmi se un violino, una chitarra, un tamburo si dovessero danneggiare.

La categoria di musicisti che preferisco, comunque, sono quelli che suonano per diletto. Non che ci sia niente che non va negli altri, vivaddio, ma per loro suonare è una professione, per quanto sospinta dalla passione, e magari possono anche avere voglia di fare altro. Invece, i musicisti dilettanti sono sempre pronti a tirar fuori il proprio strumento alla prima occasione. Ricordo un signore, in particolare, che salendo a bordo chiese a tutti i passeggeri, via via che passava accanto alle poltrone, se avrebbe dato loro fastidio il suono della sua chitarrina. Tutti risposero di no – per fortuna! – e per tutta la durata del transfer ci siamo goduti la musica gentile dell’ukulele (a chi glielo chiedeva spiegava che si chiama così, è una chitarra formato mini, per intenderci).

Adesso che ci penso, però, anche i musicisti di professione a volte hanno delle idee creative e ricche di passione. Come quella volta che un’orchestra sinfonica salì a bordo di una metro e, non appena il treno si mise in moto, cominciò a suonare la suite n.1 di Peer Gynt di Edvard Grieg. I passeggeri erano estasiati (e pure la metropolitana, quando me lo ha raccontato, era commossa!).

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