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In Sicilia si celebrano la luce e l’estate

In Sicilia si celebrano la luce e l’estate

Due eventi assai diversi fra loro ma accomunati dall’idea di fondo: la celebrazione della luce e dell’estate. È questa la nostra proposta per il vostro prossimo weekend, l’idea per andare in gita con gli amici (magari in pullman!).

Il Rito della Luce, voluto da Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d‘Arte, si rinnova ogni anno ai piedi della Piramide del 38° Parallelo, l’ultima opera della Fiumara, durante il cantiere di restauro che ne prevede la rigenerazione e la trasformazione. La Piramide è opera di Mauro Staccioli, è alta 30 metri, orientata a nord-ovest e spaccata da una fessura da cui, al tramonto, penetra la luce. I visitatori che varcheranno la soglia della Piramide cammineranno in un tunnel oscuro, raggiungeranno il suo centro e percorreranno il viaggio all’interno della spirale. Lì saranno toccati dai raggi del sole e, nell’uscire, ritroveranno la luce. L’accesso sarà consentito dalle 10 alle 17 il 24 (san Giovanni) e 25 giugno (giorno in cui al museo-albergo d’arte contemporanea Atelier sul Mare di Castel di Tusa si inaugura la stanza “Io sono il Blu”, realizzata in collaborazione con lo scrittore Ottavio Cappellani).

Domenica 26, Il Rito della Luce avrà inizio alle 15,30. Fino al tramonto i più diversi artisti daranno vita alle loro performance di musica e danza. Tutti, compreso il pubblico, sono invitati a vestire di bianco: un modo per condividere anche visivamente l’anima della Bellezza e della Conoscenza. Per raggiungere la Piramide da Castel di Tusa percorrere la SS 113 in direzione Messina per 5,5 km; superato il cavalcavia della Fiumara, svoltare a destra sulla SP 176 e proseguire per 6 km circa fino al bivio con la SP 173 e giungere a Motta d’Affermo dopo altri 6 km. Seguire le indicazioni fino alla scultura Energia mediterranea di Antonio Di Palma. Da qui il pubblico sarà accompagnato da un servizio di bus-navetta.

Il secondo appuntamento che vogliamo segnalarvi è ad Alcara Li Fusi, minuscolo paese dei Nebrodi: qui si svolge da 3000 anni la Festa del “Muzzuni”, la più antica d’Italia, miracolosamente sopravvissuta fino ai giorni nostri, tramandata di generazione in generazione. La festa, che è iscritta al Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, affonda le sue radici nei culti pagani della civiltà greca, ed è essa stessa un rito propiziatorio offerto alle divinità della natura, Demetra, Dioniso, Adone, per augurare la fertilità della terra. L’appuntamento in questo caso è la sera e la notte del 24 giugno. Come spesso accade, la festa originaria è stata fusa con un rito cattolico, sicché nel pomeriggio si celebrano i riti religiosi dedicati a San Giovanni; su un fercolo portato a spalla dai più giovani, c’è il simulacro scuro vestito di poveri abiti e sopra un grande piatto dorato poggia la testa mozzata del Santo. All’imbrunire, comincia invece la fase preparatoria del “Muzzuni” in cui le protagoniste sono esclusivamente le donne. I quartieri del paese vengono “preparati” per accogliere gli altarini sui quali verrà posizionato “U Muzzuni”: attorno ad ogni altarino, sulle pareti, sui balconi e sulla stessa strada, vengono stese le “pizzare”, i tipici tappeti locali tessuti utilizzando ritagli di stoffe. Sulle “pizzare” disposte intorno e ai piedi dell’altarino vengono poggiati i piatti con i “laureddi”(steli di grano fatti germogliare al buio), spighe e oggetti del mondo contadino. Alle donne tocca poi preparare “U Muzzuni”: una brocca dal collo mozzo rivestita da un foulard di seta e adornata con gli oggetti d’oro delle famiglie del quartiere. Dalla sommità della brocca fuoriescono steli di orzo e grano fatti germogliare al buio, lavanda, spighe di grano già maturato e garofani rossi. Completato l’allestimento del “Muzzuni”, una giovanetta del quartiere (che rappresenta le antiche sacerdotesse pagane), colloca “U Muzzuni” sull’altare, dando inizio alla celebrazione. Ogni quartiere che ospita il “Muzzuni” viene animato da musiche e canti dialettali. Di fronte alla brocca del “Muzzuni” si pongono i “cantori”, contadini che intrecciano “Chianote e”Ruggere”, canti polifonici che hanno come tema la vita contadina e soprattutto l’amore. In onore degli ospiti attesi, in ogni quartiere dove viene esposto “U Muzzuni”, viene imbandita una tavola con vino, pane e companatico da offrire.

Un raro documentario del 1978 sulla “Festa del Muzzuni”

Il termine “Muzzuni” fa riferimento, probabilmente, alla brocca priva del collo, “mozzata”, o al grano che viene falciato e raccolto in fascioni “mazzuna” e, dal punto di vista religioso, a San Giovanni decollato (con la testa mozzata).

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