Appunti
Il Castello della Zisa, splendida villeggiatura dei re

Il Castello della Zisa, splendida villeggiatura dei re

E chi su, i diavuli ra Zisa? (e cosa sono, i diavoli della Zisa?)

Così, a Palermo, si è soliti esclamare in situazioni in cui non tornano i conti. Secondo una credenza popolare, infatti, sarebbe impossibile contare tutti i “diavoli” raffigurati nel piccolo affresco barocco che si osserva all’interno del castello della Zisa. Secondo l’etnologo Giuseppe Pitrè la presunta difficoltà deriverebbe dalla differenza di dimensione dei personaggi – in realtà figure mitologiche – e dal fatto che alcuni sono raffigurati nella loro interezza mentre altri sono visibili solo in parte. Sia come sia, i diavoli sono una delle attrazioni dell’antico castello della Zisa, l’ultima tappa palermitana del nostro itinerario arabo-normanno.

Fu re Guglielmo I a ordinarne la costruzione, nel 1165, e il figlio Guglielmo II a portarla a compimento, circa dieci anni più tardi. Per realizzarlo furono chiamati i migliori architetti di scuola islamica, ed è per questo che il palazzo viene considerato uno dei migliori esempi dell’architettura civile di matrice musulmana. Al tempo stesso, i sovrani normanni vollero che fossero mantenute le caratteristiche di altezza e dimensione tipiche degli edifici nord europei, e così la Zisa è divenuta un compiuto esempio dello stile arabo-normanno.

Originariamente sorgeva all’interno di un vastissimo parco, il Genoardo, una tenuta sterminata che era stata realizzata per ordine di Ruggero II che amava trascorrere all’aperto il tempo libero, godendo della verzura e della piacevolezza dei giochi d’acqua, un’abitudine che aveva appreso dalla cultura islamica.

La Zisa (il cui nome deriva dall’arabo Al Azyz, splendido) era dunque una residenza estiva e per questo doveva essere adeguatamente rinfrescata. Ancora oggi il geniale sistema di refrigerazione è ben leggibile e meraviglia per la sua efficacia, che nulla ha da invidiare a moderni impianti di condizionamento.

Purtroppo il castello non ci è giunto del tutto integro. Se fino al XVI secolo, infatti, era rimasto sostanzialmente intatto, nel 1635, quando divenne di proprietà di Giovanni Sandoval, subì numerose manomissioni. I lavori di “ammodernamento”, spesso piuttosto infelici, proseguirono anche nei secoli seguenti, fino a quando, nel 1955, venne espropriato dallo Stato. Il progetto di restauro, tuttavia, non venne avviato subito e nel 1971 l’intera ala destra del castello crollò. L’evento riportò all’attenzione le miserabili condizioni in cui versava il prestigioso edificio e, fortunatamente, furono finalmente avviati i lavori di ripristino.

Nel 1991 il castello della Zisa è stato aperto al pubblico. L’ambiente più rappresentativo è la cosiddetta “Sala della fontana”dalla decorazione di ispirazione tipicamente islamica. All’esterno, un ampio piazzale con aiuole e vasche offre un pallido ricordo della bellezza lussureggiante di un tempo.

ph. di Effems, Bernhard J. Scheuvens aka Bjs, Matthias Süßen

I monumenti arabo-normanni nella lista UNESCO

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