Il pullman racconta...
Noi dall’alto vediamo cose che voi automobilisti umani non potete neanche immaginare!

Noi dall’alto vediamo cose che voi automobilisti umani non potete neanche immaginare!

Certo, non saranno le “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione”, ma di combattimenti questi specchietti ne vedono tantissimi e ogni giorno!

A cominciare da quel duello che vede incrociare i parafanghi anteriori delle auto di fronte l’ingresso del porto. Auto che devono svoltare per via Amari, auto che devono andare dritto… e nonostante un semaforo e una carreggiata molto larga ecco che spesso ci si trova a dover fare i conti con i furrrrrbi (sì, con 5 erre), ovvero coloro che pensano “ce la faccio! ce la faccio!”, che restano a sinistra convinti di bruciare il semaforo giallo-che-più-giallo-non-si-può, costretti all’ultimo secondo a piantare freni davanti a un rosso che-mi-sarebbe-bastato-ancora-mezzo-secondo, finendo così con il piazzarsi proprio davanti a chi deve svoltare a sinistra e a chi – da sinistra – deve entrare in porto.

E visto che quel che conta è la posizione – neanche si parlasse di una pole position – ecco che dietro al primo furrrrrbo se ne accoda un altro e un altro ancora, come se tutta la sinfonia di clacson non fosse sufficiente a indicare ATTENZIONE! INGORGO IN ALLESTIMENTO.

Quando gli automobilisti si ritrovano in un ingorgo, di solito si dividono in due grandi categorie: quelli che io-sì-che-saprei-come-fare (l’impaziente) e quelli che questa-città-è-un-inferno (l’arreso). Il tipo impaziente apre il finestrino e si sbraccia per elargire consigli e perle dialettali (“chi ffa’, ‘un mi viristi? E ccu si’, Polifemo?”); l’arreso – anche lui con il finestrino aperto – poggiando il gomito sulla guarnizione, lascia cadere la testa sul palmo della mano e si gode lo spettacolo, giudicando in silenzio ogni mossa (“talè chistu chi sta cumminannu!”) in attesa che qualcosa cambi.

Di solito a cambiare è solo il semaforo, mentre le macchine, centimetro dopo centimetro, guadagnano con estrema lentezza il proprio spazio-sgommata-e-via.

Per le strade di Palermo non si vedono neanche “i raggi Beta balenare nel buio alle porte di Tannhäuser”, ma un nugolo di motorini – dalle cilindrate più disparate – sciamare come in una nuvola sotto il semaforo rosso di turno. Svicolando tra le auto ferme in attesa, loro si posizionano lì, davanti a tutti, così che quando scatta il verde… la loro velocità di ripresa è talmente lenta che rischiano di finire arrotati da tutta quella pole-position di impazienti, pronti a scattare come alla partenza di un Gran Premio.

Dovremmo, a questo punto, affrontare l’argomento “corsia preferenziale”. Ma è un tema così vasto e ricco di tipologie diverse ed eccezioni che preferiamo risolvere con un appello: per corsia preferenziale non si intende quella corsia che chiuque può usare “preferibilmente”, cioè, non è una corsia alternativa (esempio = se la carreggiata principale è intasata, preferisco questa che è vuota), bensì una corsia riservata ai mezzi di servizio per garantire loro la puntualità.

Nelle strade di Palermo anche la puntualità va guadagnata duello dopo duello, come fossero match di pugilato… E quanto ci piace appartenere alla categoria dei pesi massimi in una città di welter e super-welter! 😉

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