Visitare Palermo

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Meta delle scampagnate autunnali per eccellenza, occasione perfetta per raccogliere funghi e castagne, la Riserva Naturale Bosco della Ficuzza è un luogo affascinante e suggestivo a pochi passi dalla città di Palermo.

Se per chi proviene da Palermo si tratta appunto di un luogo del cuore, per chi desidera organizzare un viaggio in Sicilia in autunno è invece un’ottima occasione per scoprirne un lato nuovo e ben diverso, un colpo d’occhio costellato di colori caldi e avvolgenti, ben lontano dal blu accecante del mare delle nostre coste.

La Riserva Naturale Bosco della Ficuzza è un’area naturale protetta a 40 km da Palermo, a 682 metri sul livello del mare e con 7400 ettari di estensione. La zona interessa i territori di Mezzojuso, Corleone, Godrano, Messineo e Monreale.

La nascita della riserva risale ai primi del 1800, quando Re Ferdinando di Borbone si trasferisce da Napoli a Palermo: qui fa costruire la Real Casina Cinese, all’interno del Parco della Favorita, e la Real Casina di Caccia all’interno del bosco della Ficuzza, dove esercitare la sua passione, la caccia appunto. Dall’Unità d’Italia fino agli anni 2000 il bosco è passato di mano in mano a diversi enti, fino a diventare un’area degradata durante la seconda guerra mondiale, periodo nel quale verrà disboscata per sopperire alle necessità di produzione di legname. Dal 1948 vennero avviate le prime attività di rimboschimento e, finalmente, il 26 luglio del 2000 verrà istituita la Riserva Naturale.

Ad oggi il Bosco della Ficuzza offre ai suoi visitatori l’area boschiva più vasta della Sicilia Occidentale, ospitando un’ampia varietà di piante, arbusti e alberi tipici della zona. Per quanto riguarda la fauna, invece, la Riserva ospita circa l’80% delle specie animali dell’intera regione, tra grandi mammiferi, roditori, rettili e uccelli.

Per chi è più interessato invece alle bellezze architettoniche, la Real Casina di Caccia merita una visita, con il suo esterno imponente e severo, che racchiude alcuni tra i migliori esempi di Neoclassico siciliano.

Notizie, Visitare Palermo

L’autunno si annuncia già ricco di iniziative con la prima edizione del Sicilia Jazz Festival: dal 13 al 19 settembre le aree storiche del centro di Palermo saranno palcoscenico di performance che avranno come protagonisti i grandi nomi del jazz, progetti artistici inediti e i talenti dei Conservatori siciliani.

La manifestazione è organizzata dal Brass Group, associazione che ormai da 50 anni promuove la musica jazz in Sicilia, riuscendo a portare nel capoluogo i grandi del jazz e del manouche nei suggestivi palcoscenici dello Spasimo e del Real Teatro Santa Cecilia. In occasione dell’evento di settembre, oltre a queste due location verranno popolati di musica e arte alcuni tra i luoghi più rilevanti del turismo palermitano e anche le strade stesse del centro, che verranno animate dalla Marching Brass Street Band.

Per gli appassionati del jazz, inoltre, verrà allestito anche un Jazz Village con momenti culturali, conferenze e cimeli storici relativi al mondo del jazz e alla storia stessa del Brass.

Parlando invece di qualche nome importante, il cartellone del Jazz Festival vedrà la partecipazione di big del settore come Stefano Bollani, Billy Cobham e Richard Bona, oltre a progetti inediti che vedranno l’Orchestra Jazz Siciliana suonare con Alex Britti, Roy Paci, Samuel Romano. Saliranno anche sul palco eccellenze tutte made in Sicily come Gianni Gebbia, Gianni Cavallaro, Carla Restivo, Le Cordepazze e i Jumpin’Up.

Il Sicilia Jazz Festival, promosso dalla Regione Siciliana e dall’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, punta a sancire un nuovo punto di inizio per la scena musicale palermitana dopo lo stop dell’ultimo anno e mezzo, coinvolgendo arte, cultura e storia nel suo vortice di note musicali, che conquisteranno i cittadini e coloro che in quel periodo vorranno visitare Palermo, trovandola in una veste inedita e ricca di sorprese.

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Nel cuore di Palermo si trova un luogo magico, dove il tempo sembra essersi fermato per far spazio alla natura: si tratta dell’Orto Botanico, un giardino che raccoglie 12 mila specie di piante raccolte e coltivate dal 1786 ad oggi.

Piacevole punto di riferimento per i palermitani durante le giornate di sole, così come per i turisti in viaggio, desiderosi di scoprire i segreti della macchia mediterranea e non solo, l’Orto Botanico è anche sede di numerosi eventi culturali, accogliendo tra i suoi viali iniziative di diverso tipo.

L’istituzione dell’Orto Botanico risale al 1779, quando all’Accademia dei Regi Studi venne concesso un piccolo appezzamento di terreno per la coltivazione e lo studio di piante medicinali. Nel 1786 l’Orto venne spostato nella sua attuale collocazione, all’epoca tristemente conosciuta per esser stata sede dei roghi della Santa Inquisizione: oltre ai viali ricchi di meraviglie naturalistiche di ogni tipo, nel corso degli anni l’Orto venne caratterizzato da suggestive strutture in stile neoclassico adibite a padiglioni museali e informativi, oltre a serre e vasche di diverse dimensioni concepite per preservare le specie più esotiche. Durante il primi anni dell’800, infatti, l’Orto Botanico di Palermo divenne un importante punto di raccolta delle specie raccolte dai botanici di tutta Europa, che scelsero il clima favorevole della Sicilia per preservare gli esemplari individuati: per questo motivo è possibile trovare il nespolo del Giappone, uno splendido esemplare di Gingko Biloba, il bambù e il papiro del Nilo.

Lo splendore di questo polmone verde al centro della città non è passato inosservato ai più grandi scrittori e artisti del periodo e di oggi, a partire da Goethe che ne esalta le meraviglie nel suo “Viaggio in Italia” fino ad arrivare al romanzo del palermitano Santo Piazzese, che ambienta il suo romanzo “I Delitti di Via Medina-Sidonia” proprio all’interno del parco.

L’Orto Botanico è uno dei luoghi più affascinanti della città, un luogo incantato capace di incantare chiunque si addentri tra le sue vie, dagli affezionati assidui visitatori fino ai viaggiatori in visita a Palermo.

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Importante e storica famiglia della Sicilia Occidentale tra 800 e 900, i Florio hanno lasciato delle impronte tangibili della loro presenza a Palermo: passeggiando lungo le strade della città è possibile osservare i palazzi e le ville in cui la famiglia ha vissuto, così come le antiche insegne dei negozi da cui è partita la fama e la ricchezza dei capostipiti, le cui vicissitudini sono state recentemente descritte in un importante fenomeno editoriale “I Leoni di Sicilia”, che ha contribuito ad aumentare l’alone di fascino e interesse che circonda non solo i Florio ma anche la Palermo di quell’epoca, nel massimo del suo splendore architettonico.

Se tutti possiamo tutt’ora ammirare l’imponenza di Villa Igiea o la raffinatezza dei dettagli della Palazzina dei Quattro Pizzi, c’è un luogo ormai scomparso che ha effettivamente costituito il cuore pulsante della famiglia Florio, il Parco dell’Olivuzza. Quella che è stata la residenza principale dei Florio a cavallo tra i due secoli, si trovava appunto nella Contrada dell’Olivuzza, che si estendeva tra l’attuale via Dante e Corso Finocchiaro Aprile, comprendendo Piazza Principe di Camporeale e parte di via Serradifalco. Di questa enorme e sontuosa residenza restano oggi poche tracce, essendo stata prevalentemente smantellata e lottizzata, ma tutt’ora alzando lo sguardo si possono intravedere le tipiche vetrate Liberty e le decorazioni in ferro battuto Art Nouveau all’ingresso del Commissariato di Piazza Principe di Camporeale e lungo alcune mura lungo Piazza del Sacro Cuore.

Il vero gioiello della tenuta, recentemente ristrutturato, è il Villino Florio, un vero e proprio condensato dell’architettura Liberty dell’epoca: progettato da Ernesto Basile, il villino rappresenta ciò che l’architetto stesso intendeva per “progettazione integrale”, sintetizzando nella sua struttura elementi medievali, dettagli barocchi, capriate nordiche ed elementi contemporanei. Il risultato è una villa dal gusto del tutto unico e particolare, una trasposizione architettonica dell’identità stessa del suo proprietario, Vincenzo Florio, dall’attitudine cosmopolita e amante dei viaggi.

Dopo diversi anni di splendore, il villino fu venduto e nel 1962 fu vittima di un gravissimo incendio di natura dolosa che colpi gran parte dell’interno: dopo una lunga ristrutturazione, il villino è oggi visitabile, permettendo ai curiosi e agli appassionati di scoprirne di più non solo sulla vita della famiglia ma su una parte di storia di Palermo misteriosa ed affascinante.

Appunti, Visitare Palermo

Sebbene il periodo particolare abbia portato alla revisione di alcuni dei progetti artistici e culturali in Sicilia, a Palermo restano ancora visitabili alcune delle mostre più importanti di quest’anno.

La prima, in ordine di risonanza, è quella del controverso artista Banksy, attiva presso il Loggiato San Bartolomeo e Palazzo Trinacria fino al 17 gennaio: la mostra dal titolo “Ritratto di ignoto. L’artista chiamato Banksy” ospita alcune tra le opere più importanti dell’artista, la cui vera identità rimane tutt’ora sconosciuta al mondo. I suoi lavori, di denuncia sociale, sono tra i più importanti della nostra epoca, tra graffiti, statue ed eventi/flash mob itineranti.

Altra mostra dedicata ad un artista britannico è quella visitabile fino al 31 gennaio 2021 presso Palazzo Sant’Elia, comprendente oltre 100 ritratti di David Bowie realizzati da Masayoshi Sukita, fotografo celebre per aver immortalato diverse icone della musica inglese.

Per gli amanti della tecnologia, fino a fine anno sarà possibile visitare al Mec Museum una mostra dedicata alla storia della Apple, iconica multinazionale. Il Mec Museum, aperto a gennaio di quest’anno presso il Palazzo Castrone Santa Ninfa, nasce da un progetto innovativo avente l’obiettivo di creare uno spazio dedicato alla tecnologia, dove l’esposizione museale si fonde con la ristorazione, da cui il nome “Mec” che indica “Meet-Eat-Connect”

Le location di queste tre mostre completano l’esperienza dell’esposizione stessa, permettendo così ai visitatori di entrare in palazzi o il sale mai viste prima, un’occasione interessante per chi visita Palermo o per i cittadini stessi.

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Icona dell’estate palermitana, Mondello è il borgo marinaro della città, quartiere direttamente sul mare e, per questo, meta turistica per eccellenza dell’estate.

Difficile a credersi, fino alla fine del 1800, Mondello non era altro che una conca paludosa con terreni fangosi e inospitali nelle zone circostanti, eccezion fatta per un piccolo villaggio di pescatori di cui ancora sorgono le testimonianze. Fin dagli arabi, tuttavia, l’area era stata utilizzata come postazione di vedetta grazie alla collocazione strategica delle estremità del golfo, pertanto Mondello (chiamata dagli arabi Marsa ‘at Tin, ossia Porto del Fango appunto) ha da sempre rappresentato un centro di interesse nonostante le sue caratteristiche poco accoglienti.

La trasformazione di Mondello è dipesa prevalentemente dallo status della città di Palermo nel 1800: all’epoca l’area metropolitana era un importante centro per l’economia di tutta Europa e nelle sue vie si erano stabiliti nobili e commercianti di alto lignaggio, motivo per cui si fece avanti l’ipotesi di bonificare la zona paludosa situata a ovest della città non solo al fine di costruire nuove abitazioni e ville ma anche per creare un nuovo punto di collegamento dal mare.

Su iniziativa del Principe Francesco Lanza di Scalea, nel 1891 venne avviata l’attività di drenaggio delle acque paludose e nel giro di pochi anni la zona divenne sempre più abitata, fino a diventare nei primi decenni del 1900 uno dei principali esempi dell’architettura Liberty in città, per via delle ville sontuose che vennero costruite lungo la costa. In pochi anni l’area venne considerata un vero e proprio paradiso terrestre, che venne messo sempre più a disposizione della città con la creazione dei primi centri balneari, fruibili ancora oggi.

Nel corso degli anni il quartiere è diventato il centro della vita estiva della zona, con importanti eventi sportivi e culturali: ad oggi Mondello è una tappa fondamentale per chi vuole visitare Palermo, grazie al mare cristallino e alla peculiarità e vivacità del borgo marinaro, che sorge tra il mare e le pendici di Monte Pellegrino.

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Una tra le figure più interessanti dal punto di vista della tradizione e della storia di Palermo, il Genio di Palermo è la personificazione della città, il simbolo di tutti i suoi cittadini indipendentemente dall’etnia e dalla provenienza sociale. 

La trasversalità di questa figura, che viene rappresentata come un uomo saggio con barba bianca, una corona in testa e un serpente che si nutre al suo petto, si può intuire anche dalla varietà di rappresentazioni che la città nasconde: uno dei tour più interessanti in giro per Palermo è proprio quello alla ricerca del “Genio di Palermo” nelle sue principali raffigurazioni, declinato con stili artistici diversi proprio in base alle epoche di contaminazione culturale di questa precisa area della Sicilia. 

La sua raffigurazione più rappresentativa è il Genio della FieraVecchia, la statua posta al centro della fontana di Piazza Rivoluzione, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, ma di riproduzioni del Genio ce ne sono almeno altri sette (secondo la leggenda) se non di più. 

“U granni” (ossia “il grande”) si trova a piazza Garraffaello nel cuore della Vucciria, “U nicu” (“il piccolo”) si trova all’interno di Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, e lo stesso appellativo viene dato a quello che si trova all’ingresso del porto. Anche sulla facciata del Palazzo del Comune svetta un genio e proprio di fronte, su Piazza Pretoria, se ne trova un altro all’interno del complesso delle statue dell’omonima Fontana. Altri Geni sotto forma di statue o bassorilievi si trovano in Via Oreto, a Villagrazia, all’interno della Cattedrale e a Villa Giulia, mentre invece alcune rappresentazioni pittoriche si trovano a Palazzo Isnello, all’interno del Palazzo Reale, presso Casa Professa e in una delle sale di Villa Igea. Di particolare pregio e splendore è il mosaico posto all’ingresso della Cappella Palatina, risalente ai primi del XIX secolo.

La varietà di tipologie di rappresentazioni e di contesti in cui è inserito e il mistero sul significato di alcune incisioni che lo accompagnano, rendono il Genio di Palermo una delle figure più enigmatiche della tradizione siciliana, con spunti che oscillano tra il laico e il religioso. La leggenda più accreditata vuole che le sue origini risalgano dirittura all’epoca di Scipione l’Africano, che avrebbe donato alla città la prima statua del Genio come segno di gratitudine per il sostegno della città nella guerra contro i cartaginesi. Da allora tale statua, raffigurante appunto un saggio, è stata presa come rappresentazione della città stessa, accanto alla figura di Santa Rosalia. 

Un giro della città alla ricerca dei Geni di Palermo è una delle attività più originali e idonee per condensare una moltitudine di quartieri e di Palazzi, tutti accomunati dallo stesso filo conduttore. Perfetta per i cittadini ma anche per chi vuole visitare Palermo per la prima volta, è un’esperienza da non perdere.  

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Palermo è una città tutta da scoprire: oltre ai monumenti, alle chiese nascoste tra i vicoli e ai grandi palazzi del Liberty, il capoluogo detiene una serie di primati e custodisce curiosità talvolta sconosciute anche ai palermitani stessi. L’alternanza di dominazioni e la commistione tra culture di diverso tipo hanno concorso a creare una storia della città particolare e unica, ricca di aneddoti.

Ecco un piccolo elenco delle 10 curiosità su Palermo che forse non tutti sanno:

1– Teatro Massimo e Politeama

Palermo è stata la prima città al mondo ad avere due teatri lirici. Il primo è il Teatro Massimo, che a sua volta ha il primato di essere il primo Teatro dell’Opera in Italia (e il terzo in Europa), il secondo è il Teatro Politeama che, per chi viaggia con i nostri shuttle bus , è ben noto essendo uno dei punti più suggestivi della tratta.

2 – Museo Salinas

Il Museo Salinas custodisce la “Pietra di Palermo” frammento di stele di fondamentale importanza storica grazie alle sue incisioni, che hanno contribuito a ricostruire la fase dell’Antico Regno della civiltà egizia.

3 – Palazzina Cinese

Con la sua architettura in stile orientale, con forti influenze arabe, la Palazzina Cinese rappresenta un esempio unico nel suo genere, almeno in Europa. La Palazzina, o Casina, si trova all’interno del Parco della Favorita, che a sua volta rappresenta il parco urbano più grande d’Italia, per la sua estensione paragonabile al Central Park di New York. 

4 – Palazzo Valguarnera Gangi

Il Palazzo Valguarnera Gangi è noto per essere stata una delle ambientazioni più mozzafiato del Il Gattopardo di Luchino Visconti (la celebre scena del ballo), ma non solo: la sua Galleria degli Specchi ha ottenuto il primato di massima espressione barocca per le sue decorazioni e per il particolare soffitto a due livelli che crea uno straordinario effetto visivo.

5 – Orto Botanico

Il “verde” di Palermo ha ben tre primati in Europa: se l’Orto Botanico rappresenta il giardino storico-museale più grande del continente europeo, il Ficus Magnoloides di Piazza Marina è considerato il più grande esemplare d’Europa e il Palmeto di Villa Bonanno il più esteso. 

6 – Grotte dell’Addaura

I graffiti delle grotte dell’Addaura rappresentano un esempio più che particolare di arte rupestre del Mesolitico: le incisioni, infatti, rivelano un’accuratezza nella riproduzione dell’ambientazione mai riscontrata altrove.

7 – Palazzo Chiaramonte Steri

Sempre a proposito di graffiti, anche se di altro genere, le testimonianze murali nelle carceri dell’Inquisizione di Palazzo Chiaramonte Steri rappresentano un’altra testimonianza storica unica: mediante i disegni realizzati sui muri dai prigionieri, è stato possibile risalire a importanti dati storici sul periodo dell’inquisizione in Sicilia.

8 – Catacombe dei Cappuccini

Le Catacombe dei Cappuccini sono uno dei luoghi d’interesse in Sicilia più celebri in tutta Europa. Fin dai tempi del Grand Tour accoglievano numerosi visitatori per il fascino misterioso dei corpi perfettamente conservati posti all’interno dei lunghi e stretti corridoi. Altra curiosità: ad oggi è ancora sconosciuta la formula segreta che ha permesso un’imbalsamazione così resistente al passare del tempo. 

9 – Osservatorio Astronomico di Palermo

Nel 1801, presso l’Osservatorio Astronomico di Palermo, Giuseppe Piazzi ha scoperto Cerere, il primo e il più grande degli asteroidi situato tra le orbite di Marte e Giove, considerato ad oggi un pianeta nano.

10 – Cappella Palatina

Il soffitto ligneo della Cappella Palatina è una delle più importanti testimonianze di arte islamica, ma non solo: le tracce di arte bizantina e latina contenute nelle sue decorazioni lo rendono un esempio, unico del suo genere, dello spirito multiculturale della città.

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Ci sono luoghi, nei dintorni di Palermo, le cui origini risultano misteriose e ammantate di fascino e leggende. Questo è il caso, ad esempio, dell’isolotto di Isola delle Femmine, posto lungo la costa dell’omonimo Comune, che dista meno di 20 km dal capoluogo siciliano.

La spiaggia di Isola delle Femmine è meta di molti turisti e palermitani durante i mesi estivi, e l’isolotto, che emerge all’orizzonte, suscita sempre molta curiosità: la sua estensione, che non va oltre i 15 ettari, può essere ammirata in ogni dettaglio persino dall’autostrada che collega l’Aeroporto Falcone e Borsellino con Palermo, grazie proprio alla sua vicinanza alla costa. 

Come anticipato, le origini dell’isola si mescolano tra storia e leggenda, già a partire dal nome: per molti anni si è creduto che il nome “Isola delle Femmine” derivasse dalla presenza di un carcere femminile proprio in corrispondenza della torre diroccata che svetta da un piccolo promontorio, ma in realtà si tratta dell’italianizzazione di “Insula Fimi”, appellativo la cui origine ha a sua volta una duplice interpretazione: potrebbe derivare da “Isola di Eufemio”, ossia il nome di uno dei governatori bizantini in Sicilia, oppure potrebbe avere origine dall’arabo “Fim”, termine con il quale si intende “imboccatura”, che rappresenterebbe lo stretto canale che separa l’isoletta dalla costa. 

L’isola delle Femmine è stata al centro di numerose leggende amorose e sanguinarie, soprattutto per la presenza della sopracitata misteriosa torre, la cui origine, in realtà, è molto meno romantica: corrispondente “in mare” di una torre simile posta sulla terraferma, questa struttura non è altro che una postazione strategica di avvistamento, la cui realizzazione è da attribuire allo stesso architetto che ha curato la costruzione della celebre Piazza Pretoria di Palermo. Durante la seconda guerra mondiale la torretta è stata utilizzata costantemente e ha subito anche gravi danni a seguito dei bombardamenti, da cui deriva l’attuale aspetto cadente. 

Dal punto di vista naturalistico, l’Isola delle Femmine è un piccolo paradiso di fauna e flora. Considerata Riserva Naturale Orientata, la zona è sotto la gestione della Lipu dal 1998, in quanto si tratta di uno dei punti più importanti per la migrazione di numerosi uccelli, grazie alla sua posizione riparata e incontaminata dall’uomo. Anche i fondali che circondano l’isola sono un vero e proprio gioiello per gli amanti dello snorkeling che, grazie alle correnti, possono ammirare una vastità di specie marine inusuale per il territorio. 

Ad oggi l’Isola si pone al centro di aspri dibattiti per quanto riguarda la sua destinazione d’uso (è di proprietà privata, sebbene sia una riserva integrale) ma una cosa è certa: si tratta di uno dei simboli dell’area metropolitana occidentale di Palermo, che concorre ad arricchire il paesaggio della costa, regalando tramonti mozzafiato. 

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Colorati, vivaci, ricchi di storia e tradizione, i mercati di Palermo rappresentano l’essenza stessa della città e, di conseguenza, non si può tralasciare almeno una capatina quando la si visita. 

La primavera e l’estate sono i periodi migliori, per la varietà di cibi e di prelibatezze che si possono trovare e gustare direttamente tra le bancarelle che, seppur particolarmente folkloristiche, vengono ancora frequentate dai palermitani doc.

I mercati di Palermo sono racchiusi tutti all’interno del centro storico, e sono facilmente raggiungibili dalla Stazione Centrale, capolinea del nostro shuttle bus che collega Palermo con l’aeroporto Falcone e Borsellino

Immaginando un ipotetico percorso, partendo proprio dalla Stazione, il primo mercato che si scorge tra le vie del centro è Ballarò, il più antico. Le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al X secolo e le leggende relative al suo nome non si sprecano: se per alcuni deriva dal nome Balhara, principe indiano di quel periodo, per altri deriva da un’antica famiglia nobiliare dell’epoca, invece per altri ancora le sue origini risalgono alla dominazione aragonese. Caratteristica che contraddistingue il mercato di Ballarò rispetto agli altri è la sua vitalità: le sue botteghe, multietniche e colorate, rimangono aperte fino al pomeriggio, permettendo a chi rientra in casa di godere del clima del mercato anche durante il tramonto.

Proseguendo verso il centro si incontra invece la Vucciria, più “giovane” rispetto a Ballarò di un paio di secoli. La sua nascita risale infatti al XII secolo, quando la zona del mercato viene popolata da commercianti e artigiani genovesi giunti direttamente dal Porto della città. Se fino a quel momento l’area era destinata soltanto al mercato di carni (il suo nome deriva infatti da “Boucherie”, ossia macelleria in francese), con l’arrivo dei genovesi la varietà di botteghe si amplia notevolmente fino a comprendere anche diverse attività di artigianato, caratteristica che distingue questo mercato storico dagli altri. Non a caso la zona è attraversata da “Via dei Materassai”, “Via dei Chiavettieri” e “Via dei Tintori”, che tutt’ora indicano la natura degli artigiani che facevano affari nella zona. 

Andando verso il Teatro Massimo si giunge così al Mercato del Capo, ultima tappa del nostro tour dei mercati alimentari della città. Dalla forma tipica di un “suk” arabo, il Mercato del Capo è nato grazie alla frequentazione degli Agostiniani, che vivevano nel vicino convento della chiesa di Sant’Agostino. A marcare profondamente la natura del mercato è la grande varietà di frutta, verdura, carne e pesce che trionfa tra i banchi delle strette vie, tra le quali si avvistano i portoni di alcune tra le più belle chiese della città, come la Chiesa dell’Immacolata Concezione.

Il nostro tour tra i mercati storici di Palermo finisce qui, ma solo in un certo senso: questi sono solo i mercati alimentari della città, vi sono infatti altre tipologie di mercati, come quello delle pulci e dei Lattarini, altrettanto caratteristici, curiosi e tutti da scoprire. 

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