Il pullman racconta…

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Oltre ad essere un importante punto di riferimento commerciale per la Sicilia, Termini Imerese racchiude delle particolarità forse non note ai più, ma estremamente caratterizzanti per il territorio.

Basti pensare al nome stesso del Comune per rievocare subito le sue antiche origini: la cittadina sorge infatti in prossimità di Himera, colonia greca fondata nel 648 a.C. e delle sue omonime sorgenti di acque calde, ancora oggi utilizzate per fini termali. Thermai Himeraìai è dunque il nome originario del luogo dove sorge Termini Imerese e da cui prende il nome, evocante un passato dalle forti influenze greche.

Il sito archeologico si sviluppa in un’area vastissima, di cui solo una piccola parte è stata oggetto di scavi: le rovine sono ad oggi visitabili, così come i due Musei dove vengono raccolti i reperti e le ricostruzioni del tempio della Vittoria di Himera. Poco distante, inoltre, sorge la Riserva Naturale Orientata di Monte San Calogero, ricca di flora e fauna tipica della zona, oltre alle tracce degli eremiti che in passato hanno scelto di passare la propria vita nel silenzio di quest’area totalmente immersa nella natura.

Oltre ai resti archeologici, agli stabilimenti termali e alla riserva naturale, la zona rappresenta anche un importante luogo di interesse dal punto di vista culturale e della tradizione siciliana: è proprio di Termini Imerese uno dei Carnevali più antichi d’Italia, del quale sono stati ritrovati documenti scritti risalenti alla fine del 1800 che ne testimoniano l’accurata organizzazione. Anche la Sala La Barbera, che sorge all’interno del Palazzo del Comune di Termini Imerese, riscontra particolare interesse dal punto di vista artistico, grazie al ciclo pittorico in essa ospitata, realizzato da Vincenzo La Barbera, appunto, riguardante la storia e gli avvenimenti dell’antica Himera. La sala rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’arte pittorica manieristica in Sicilia.

Per coloro che amano girare per luoghi inediti tutti da scoprire, Termini Imerese e le sue peculiarità possono essere un’opzione per chi vuole ampliare il proprio itinerario in provincia di Palermo.

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Resa celebre dalla fiction “Màkari” andata in onda in queste settimane su Rai Uno, conosciamo meglio Macari, piccola località marinara a due passi dalla più celebre San Vito Lo Capo.

Lì dove il tempo sembra essersi fermato, Macari gode di spiagge e calette contraddistinte dall’azzurro del mare e dal verde di una natura ancora incontaminata, una meta immancabile per coloro in cerca di una vacanza in Sicilia alla scoperta dei suoi luoghi più autentici e, ovviamente, di buon cibo.

Sebbene il paese sia molto piccolo, con il nome Macari si va ad indicare un’intera porzione di golfo, selvaggia e mozzafiato. Si tratta infatti di una costa a forma di mezzaluna costellata da rocce dalle quali fanno capolino calette, scogliere a strapiombo e spiagge dalla sabbia dorata, offrendo così la possibilità agli amanti del mare di scegliere tra scogli, sassi e sabbia in tranquillità…non escludendo peraltro di poter godere di questi luoghi nell’arco della stessa giornata, dato che si trovano tutti a pochi metri di distanza.

Tra i luoghi da non perdere nei dintorni di Macari non possiamo non citare la cala del Bue Marino, con il suo mare dalle mille sfumature verdi, blu e turchesi, la Caletta Rosa, il cui nome deriva dal colore delle sue rocce piatte, e la Baia Santa Margherita, una spiaggia dove distese di sabbia a perdita d’occhio si fondono con le dolci onde del mare. Come si può notare dai nomi delle spiagge e delle calette, il colore è uno degli aspetti più importanti del paesaggio, soprattutto quando questo si tinge di rosso durante gli spettacolari tramonti su Monte Cofano e persino sulle Egadi, nelle giornate particolarmente terse.

Parlando di Macari è impossibile non citare, inoltre, le spiagge di San Vito Lo Capo e la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, location ideali per assaporare il mare siciliano al 100%, in contesti dal fascino unico e indimenticabile.

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Tra le vie del centro di Palermo si trova un luogo unico nel suo stile, ricco di fascino e di mistero, il Castello della Zisa, circondato dal suo splendido giardino.

Costruito all’incirca nel 1165 in pieno stile normanno e ristrutturato pochi anni fa, il palazzo è uno dei simboli dell’alternarsi delle dominazioni e delle culture che si sono susseguite a Palermo, diventando nel 2015 Patrimonio dell’Umanità Unesco nell’ambito dell’itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

La Zisa rappresentava un vero e proprio paradiso poco fuori la città, un’oasi ricca di animali esotici, piante da frutto, palmeti e suggestive fontane: il termine stesso “Zisa” contiene al suo interno tutta la bellezza del luogo, in quanto derivante dall’arabo Al-Aziza, ossia “la splendida”. Oltre al suo lussureggiante giardino, anche l’interno della struttura era ritenuto un luogo paradisiaco, anzi, refrigerante: l’architettura ad alveare, il sistema di ventilazione dato dalla particolare disposizione delle finestre e le canalette interne, all’interno delle quali scorreva dell’acqua, comportavano un abbassamento della temperatura rispetto al clima esterno, concedendo riparo dalle afose estati siciliane.

Oltre alle sue peculiarità architettoniche, la Zisa è anche un luogo di misteri, dovuti soprattutto alla presenza dei “diavoletti” che si trovano dipinti sull’arcata della Sala della Fontana: sebbene si tratti in realtà di figure mitologiche, i soggetti dell’affresco vennero tradizionalmente associati a dei diavoletti dispettosi capaci di prender vita, posti in quel luogo per proteggere un mitico tesoro nascosto. La particolare posizione del dipinto, infatti, crea un particolare effetto ottico che trae in inganno l’osservatore, facendo sembrare le figure in movimento e, addirittura, rendendo quasi impossibile contarne il numero esatto. La leggenda vuole inoltre che la causa del forte vento in città derivi dalla loro fuga dal Palazzo, che aprendo le porte provocano la fuoriuscita della frescura interna.

Proprio risalenti a questa leggenda sono infatti i detti “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa” quando soffia forte vento oppure “Tanti quanti sono i diavoli della Zisa” per indicare un quantitativo incerto e misterioso.

Ad oggi, un’occhiata ai “diavoli” è d’obbligo durante una visita a Palermo al Castello, la leggenda è capace di affascinare adulti, bambini, turisti e cittadini, tutti col naso all’insù intenti a contarne, invano, il numero esatto!

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La Sicilia è una terra ricca di curiosità, molto spesso nascoste anche ai siciliani stessi e, altrettanto spesso, corrispondenti a dei primati italiani o addirittura internazionali.

Tali aneddoti riguardano alcune tra le caratteristiche naturalistiche tipiche della zona, altre ne riguardano invece la storia e la cultura, grazie alle diverse dominazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni.

Tutti conoscono le bellezze naturali siciliane, ma forse non tutti sanno che:

  • la Sicilia vanta il primato per aree naturali protette, con i suoi cinque parchi naturali, sei aree marine protette e settantadue riserve naturali;
  • uno degli eventi ritenuti tra i più distruttivi del ventesimo secolo è il terremoto di Messina del 1908;
  • la Sicilia comprende una varietà climatica tale da contenere quasi tutti i climi presenti in Europa e Africa settentrionale.

Per quanto riguarda invece beni e monumenti, le sorprese sono tantissime:

  • la Sicilia è la regione d’Italia con la maggiore concentrazione di beni artistici e culturali;
  • presso l’Archivio di Stato di Palermo è custodita la lettera di Adelasia degli Aleramici, documento cartaceo più antico d’Europa, risalente al 1109;
  • il primo disco jazz del mondo è stato inciso da Nick La Rocca, figlio di emigranti siciliani;
  • il “Trionfo della Morte” custodito a Palazzo Abatellis ispirò Pablo Picasso per la realizzazione di Guernica;
  • la festa di Sant’Agata di Catania è uno degli eventi religiosi più importanti al mondo
  • la bandiera siciliana è la più longeva al mondo;
  • secondo alcune testimonianze, hanno origini siciliane sia il gelato sia gli spaghetti!

Tra natura, monumenti e…cibo, ovviamente, la Sicilia è una terra tutta da scoprire, ricca di sorprese per chi ci vive sia per chi desidera visitarla da turista.

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Oggi partiamo alla scoperta di una delle arterie principali di Palermo, via Roma! Una strada del centro che i nostri passeggeri conosceranno bene, avendone avuta una visuale privilegiata attraverso il percorso dei nostri shuttle bus per l’Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.

Percorrendo Via Roma è possibile osservare parte della storia stessa della città di Palermo, passando accanto a palazzi storici come il teatro Biondo dei primi del ‘900 oppure il palazzo delle Poste di epoca fascista. Fino all’Unità d’Italia l’area corrispondente all’attuale Via Roma non era altro che un quartiere popolare, trasformato successivamente in una importante arteria volta a collegare la Stazione Centrale (di nuovissima costruzione) con l’area della “nuova” Palermo, corrispondente a Piazza Politeama, e il porto.

Il documento che ha dato origine a Via Roma, “Il piano regolatore di Risanamento” di Felice Giarrusso, risalente al 1885, ha comportato allo stravolgimento dell’intera zona, sulle orme delle grandi strade che tagliavano a metà le città di Torino, Napoli o Milano e sull’ispirazione dei piani del Barone Haussmann relativamente all’urbanistica parigina.

La costruzione di tale via, concepita per contenere edifici di servizi, e non come viale di ville nobiliari come l’altrettanto celebre via Libertà, causò un importante stravolgimento nel cuore della città, causando non poche polemiche a seguito delle importanti strutture che vennero sacrificate. A proposito di questo, i più acuti osservatori avranno notato che via Roma non è esattamente dritta, ma presenta una piccolissima deviazione all’altezza del Corso Vittorio Emanuele: questa anomalia è dovuta alla presenza del palazzo del Marchese Arezzo che, con qualche pressione ai piani alti, riuscì a salvare la sua residenza e spostare l’asse della via un po’ più in là.

Ad oggi Via Roma mantiene il suo fondamentale ruolo di trait d’union tra le due anime della città, offrendo durante il passaggio non soltanto importanti servizi commerciali ma anche scorci di splendidi palazzi d’epoca o stradine tipiche del centro storico cittadino. Si tratta di un vero e proprio tesoro tutto da scoprire, che ruota intorno a questa importante via, un’arteria nel senso urbanistico ma anche anatomico del termine, collegando il “cuore” del centro storico alle altre zone della città.

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Due tra i grandi punti di riferimento per la città di Palermo sono il Teatro Massimo e il Teatro Politeama, che caratterizzano il centro urbano e regalando a cittadini e visitatori una passeggiata suggestiva tra le due grandi piazze che li ospitano.

Come abbiamo già accennato parlando delle curiosità di Palermo, la città detiene il primato per la compresenza di due teatri lirici, esempio poi seguito solo successivamente da altri centri della cultura in Italia ed in Europa. Entrambi i teatri però, non rappresentano soltanto un luogo di spettacolo, ma anzi narrano della storia di una città in crescita durante il 1800, e consistono, oggi, in due simboli importantissimi per la città, presi con affetto come punto di riferimento da tutti i palermitani, grazie anche alla loro centralissima posizione (una delle fermate del nostro shuttle bus è infatti proprio accanto al Teatro Politeama, quindi è un punto di riferimento anche per noi!).

Parlando delle origini dei due teatri, non si può far riferimento al “dualismo” che li contraddistingue in ogni aspetto, fino a partire dalle loro origini: se il Teatro Massimo aveva l’obiettivo di diventare il fulcro delle attività ricreative della borghesia e della nobiltà, il Teatro Politeama doveva invece essere il punto di riferimento per l’intrattenimento del popolo, con spettacoli e operette in diurna, adatti a tutti.

Altro dualismo, riguarda le due aree dove sorgono i teatri: Piazza Verdi (la piazza del Teatro Massimo) era un luogo già centrale all’epoca e particolarmente privilegiato grazie alla vicinanza sia con le mura antiche sia con il centro urbano del periodo, Piazza Castelnuovo, invece, era ancora una zona di campagna, dove si notavano soltanto i primi accenni dei futuri quartieri. C’è da specificare, tuttavia, che il Teatro Politeama doveva avere come prima destinazione Piazza Marina, però con la caduta dell’impero borbonico i lavori preliminari si interruppero per ricominciare ben quattro anni dopo, con l’indicazione di una nuova area per la costruzione.

Anche per quanto riguarda l’architettura che contraddistingue le due strutture, si può parlare di “doppio”, con riferimento alle due grandi figure che si occuparono della costruzione dei due teatri: Giovan Battista Filippo Basile e Damiani Almeyda sono due nomi importantissimi nella storia dell’architettura in Sicilia. Basile, nella costruzione del Teatro Massimo, fu in grado di superare la contrapposizione tra architettura e ingegneria creando una struttura monumentale e all’avanguardia, il giovane ingegnere Damiani Almeyda, invece, riuscì nell’intento di comunicare la natura più fruibile e “leggera” del Teatro Politeama anche con il suo aspetto esteriore, snello ma elegante, con l’utilizzo ricorrente della forma dell’arco, che richiamava le strutture circensi.

Riflettere oggi su queste differenze tra i due teatri fa un po’ sorridere, soprattutto per quanto riguarda il ragionamento sottostante alla questione urbanistica: ai nostri occhi le due strutture sono davvero a pochi passi di distanza, non riflettendo su quanto quei 650 metri di distanza, alla fine del 1800, segnassero una grande differenza culturale, urbanistica e sociale. Per quanto riguarda invece l’animo dei due teatri, la tipologia di spettacoli proposti incarna tutt’oggi la concezione dell’epoca: se il Teatro Massimo è palcoscenico (in tutti i sensi!) della lirica nazionale e internazionale, il Teatro Politeama ospita prevalentemente concerti e spettacoli di prosa, provvedendo così ad offrire, insieme agli altri teatri della città, un cartellone di eventi variegato e importante.

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Chi viaggia con i nostri pullman ha l’opportunità di attraversare in tutta comodità il centro di Palermo. Come in vetrina, davanti ai finestrini sfilano palazzi e monumenti che, uno dopo l’altro, creano un vero e proprio itinerario turistico. Leggi tutto

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Non passiamo certo inosservati, noi pullman. Per le dimensioni, ovviamente, che in alcuni casi sono davvero esagerate – pensate a certi bus modernissimi, a due piani, dove l’autista praticamente scompare oltre un parabrezza sconfinato – ma anche per i colori. Sempre più spesso, infatti, i pullman vengono utilizzati nell’ambito di strategie di comunicazione e marketing e vengono personalizzati con colori e immagini di ogni genere.

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Sciacca e Piana degli Albanesi sono abbastanza conosciute. La prima è una bella città termale, in bellissima posizione sul mare, con un rinomato porto peschereccio e un famoso Carnevale. La seconda, sebbene assai più piccola, è conosciuta perché fu fondata da una comunità di albanesi in fuga dalla propria terra e, sebbene siano passati oltre cinquecento anni da allora, ancora custodisce le tradizioni religiose, la lingua e i costumi tipici del luogo d’origine.

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San Valentino è il prossimo sabato, ma gli innamorati sono già organizzati. Già da qualche giorno sono aumentate le coppie che salgono a bordo per andare all’aeroporto, in partenza per destinazioni romantiche. Parigi in primo luogo, non credo che si possa immaginare una città più romantica della capitale francese, anche adesso che fa freddo. E anche Venezia, perché no? Canali, gondole e campielli hanno il loro fascino indiscutibile. E Capri, Positano, la Toscana, Portofino! Anche se ancora sonnolenti in questa bassa stagione, sono luoghi bellissimi che hanno sempre un loro perché.

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