Notizie

Nonostante il periodo particolare, il 2021 è iniziato da poco e già si parla delle prime prospettive e anticipazioni per quel che concerne i viaggi estivi, con dei primi dati importanti sia in termini di destinazioni sia di attitudine dei viaggiatori.

Sono molte le agenzie online che si sono occupate di tastare il polso sulle intenzioni della propria utenza, indipendentemente ovviamente dalle restrizioni delle condizioni di viaggio dovute all’emergenza sanitaria.

Partendo dalle destinazioni, così come avevamo già visto in primavera, le mete preferite sono le grandi metropoli e le città d’arte: Milano, Londra e Parigi sono in top ten, ma l’assoluta protagonista tra le città europee risulta Lisbona, già vincitrice dei World Travel Awards nel 2020. La città, infatti, mantiene il suo primato per l’offerta turistica altamente diversificata tra cultura, gastronomia, riserve naturali e siti UNESCO.

Altre mete ricorrenti sono Dubai e Tokyo, sedi rispettivamente dell’Esposizione Universale e delle Olimpiadi, eventi entrambi rinviati al 2021.

Andando ai comportamenti di viaggio, i dati dell’estate 2020 vengono confermati, segnando dunque un concreto cambiamento nelle abitudini dei viaggiatori, destinato a protrarsi almeno per tutta la stagione corrente: se il mondo del business travel risulta notevolmente ridotto se non azzerato, aumenta invece la percentuale dei viaggi last minute, sintomo che i viaggiatori si sono abituati a programmare i propri spostamenti con breve anticipo in base all’andamento della situazione attuale.

Resta ancora un dato da non sottovalutare quello del viaggio di prossimità, sono infatti ancora tanti i viaggiatori che programmano di recarsi in luoghi vacanzieri vicini alla propria residenza, scelta dovuta non solo all’incertezza del momento ma anche alle ripercussioni economiche del recente periodo.

Fare delle previsioni precise sull’estate del 2021 è dunque ancora difficile, ma le notizie sul fronte sanitario lasciano intuire la volontà dei turisti di ricominciare a viaggiare.

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Lo scorso mese si è tenuta la cerimonia di riapertura del Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè, dopo cinque anni di ristrutturazione e riorganizzazione dell’allestimento. Sebbene l’evento si sia tenuto in presenza, in corrispondenza del giorno della nascita dell’etnologo palermitano, per il momento le esposizione e gli eventi collegati alla struttura sono fruibili soltanto in streaming con un fitto calendario di eventi.

Il museo, fondato nel 1909, raccoglie alcuni tra i più importanti reperti e documenti cartacei relativi alla cultura e alle tradizioni popolari siciliane: le due sedi del museo contengono circa 4000 oggetti, alcuni raccolti dallo stesso Pitrè e altri provenienti da collezione etnografiche e donazioni private. La sede principale, quella all’interno del giardino della Casina Cinese all’interno del Parco della Favorita, conta 30 sale espositive e una fornitissima biblioteca, secondo la struttura voluta dal Pitrè stesso.

Concepito per raccontare al meglio la storia della Sicilia e le sue tradizioni, il museo Pitrè “vive” anche in questo periodo particolare grazie agli eventi in streaming, inaugurati durante il periodo delle feste e che si protrarranno nei prossimi mesi: oltre a dirette e performance in streaming all’interno del museo stesso, sono previsti anche spettacoli incentrati proprio su Giuseppe Pitrè, che ci accompagnerà virtualmente tra le sale da lui fortemente volute.

Importante punto di riferimento per chi desideri apprenderne di più sulla cultura del Mediterraneo, il Museo Pitrè propone interessanti spunti di riflessione sia per i cittadini sia per chi vuole scoprire la città di Palermo e le tradizioni della Sicilia, oggi in modo ancor più semplice, online dal proprio salotto!

Notizie

Grandi novità nel mondo dei pagamenti online: a partire dal 31 dicembre è attiva la Strong Customer Authentication, cosiddetta “autenticazione forte” abbreviata con la sigla SCA, che prevede un ulteriore step di autenticazione personale al momento dei pagamenti effettuati via web.

La SCA è prevista dalla direttiva Payment Services Directive 2 (PSD2) che, parallelamente ad un’ulteriore apertura dei servizi finanziari al mondo dell’online, ha introdotto questi necessari nuovi sistemi di sicurezza a tutela dell’utente.

Il doppio livello di autenticazione prevede il cosiddetto 3D Secure 2 (3DS2), un sistema di riconoscimento più avanzato rispetto al 3D Secure 1 che prevede il riconoscimento biometrico tramite l’App della banca oppure l’inserimento di un codice “usa e getta” in arrivo mediante SMS al numero associato alla carta di credito: si ritiene che la nuova procedura con 3D Secure 2 allunghi le tempistiche di pagamento davvero di poco, un prezzo basso da pagare per poter ottenere maggiore sicurezza per i propri pagamenti online.

Così come per tutte le forme di pagamento online, anche per l’acquisto di ticket sulla nostra piattaforma www.prestiaecomande.it e sulla nostra App sarà necessario inserire il 3DS2.

Notizie

In questi giorni di quiete e di Festa, Palermo ha visto come ospiti inediti giornalisti, blogger e influencer nazionali e internazionali, partecipanti all’iniziativa #flytopalermo volta a mostrare non soltanto la città, i luoghi e la cultura che si respira, ma anche i tutti i progetti dedicati alla ripartenza del 2021.

Questo periodo “sospeso” è stato infatti utilizzato dai protagonisti della cultura e delle istituzioni cittadine per ragionare sulla ripartenza del nuovo anno ormai imminente, studiando tecniche e iniziative di rilancio dedicate alle aziende, agli enti turistici, alberghieri e culturali.

Il team di ospiti coinvolti si è contraddistinto per la varietà di professionalità scese in campo, dagli influencer ai designer, dai blogger ai giornalisti enogastronomici. Interessante è stata la partecipazione dei giornalisti esteri, il cui punto di vista risulta particolarmente prezioso nell’ottica di un’apertura della città ad un’utenza sempre più internazionale e composita.

Per due settimane i corrispondenti si sono dati il cambio seguendo un fitto calendario di eventi e incontri che ha coinvolto operatori culturali, del settore ricettivo ed enogastronomico ma non solo: sono state organizzate anche visite del centro storico e dei dintorni come Monreale o le Madonie, per respirare l’aria della città, e della Sicilia, a 360°.

Il riscontro da parte degli ospiti coinvolti è stato positivo e ricco di stupore: come hanno affermato in molti, l’esperienza ha permesso di fornire uno spaccato culturale di Palermo fatto di arte, storia, cultura ed enogastronomia, nel pieno della sua sontuosità e anche nelle sue contraddizioni. Grande affetto è stato anche dimostrato nei confronti dei cittadini, descritti come generosi e talmente accoglienti da far venir voglia di visitare nuovamente Palermo.

Appunti

Una delle caratteristiche che colpisce maggiormente i visitatori quando arrivano a Palermo è la grande varietà di Chiese che costellano le vie della città, dallo stile sempre diverso, rispecchianti le diverse dominazioni che hanno influenzato l’essenza stessa della città.

Il nostro tour virtuale comincia proprio dall’emblema della commistione di culture, la Cappella Palatina, il cui sincretismo artistico lo rende uno dei gioielli più preziosi della città. Consacrata nel 1143, la Cappella presenta dettagli decorativi tipici della cultura occidentale, islamica e bizantina, tra dettagli in oro, soffitti intagliati e mosaici mozzafiato come quello del Pantocratore tra gli apostoli.

A proposito di mosaici, non possiamo non procedere con Santa Maria dell’Ammiraglio, detta anche Chiesa della Martorana, il cui interno di architettura tipicamente bizantina risulta interamente ricoperto da mosaici che generano un suggestivo caleidoscopio di oro scintillante, rosso e blu. Accanto alla Martorana si trova invece la Chiesa di San Cataldo, dalle caratteristiche cupole rosse che contraddistinguono lo skyline della città.

Proseguendo per le vie del centro storico fino al cuore del mercato di Ballarò, troviamo invece Casa Professa, chiesa della confraternita dei Gesuiti: dal bizantino al barocco il passo è breve a Palermo, e con questa chiesa abbandoniamo lo splendore dei mosaici per addentrarci tra le delicate decorazioni in marmo, che ricoprono interamente tutto l’edificio.

Di impronta gotico/catalano/rinascimentale è invece la chiesa di Santa Maria della Catena, chiamata così perché da essa infatti partiva la catena che chiudeva il porto della cala nel XVI secolo: sia l’interno che l’esterno sono concepiti per creare un gioco di spazi e geometrie gradevole alla vista, proiettandoci verso l’alto.

Il tour conclude con il fiore all’occhiello della città, un vero e proprio simbolo, la Cattedrale di Palermo: anche questa rappresenta una commistione di stili diversi tra loro (e anche di utilizzi, considerato che è stata anche una moschea!) e le sue bellezze si possono vedere non solo all’interno della chiesa stessa ma anche nelle aree dedicate ai Tesori della Cattedrale (come la Tiara di Costanza d’Aragona) nelle cripte e persino sui tetti, dai quali si gode di una stupefacente vista della città.

Gusti-Bus

Per questo mese il nostro GustiBus non poteva non soffermarsi su una delle ricorrenze più amate dei Palermitani, Santa Lucia! L’anno scorso abbiamo già parlato delle arancine, quest’anno invece ci deliziamo il palato con la cuccìa, dolce altrettanto tipico quanto particolare.

Il 13 dicembre, Santa Lucia, è uno di quei giorni in cui a Palermo non si vendono pane, pizza e pasta, lasciando sempre i turisti e coloro in visita in città curiosi e interdetti: ben presto però ci si accorge della varietà di prelibatezze che le botteghe e le gastronomie cittadine propongono in questa città, come arancine, gateaux di patate, panelle e cuccìa appunto, dolce della tradizione siciliana.

Sorta di dolce al cucchiaio a base di grano bollito e ricotta di pecora, le origini della cuccìa sono legate a doppio filo con la leggenda di Santa Lucia: secondo tradizione, all’arrivo della nave carica di grano che pose fine alla carestia del 1646, i palermitani decisero di bollire il grano invece di macinarlo e di cucinarlo altrimenti, in modo tale da poterlo mangiare subito. Nel corso degli anni la ricetta si è andata elaborando, approdando sulle tavole prima dei ricchi, e poi del popolo, con spezie e creme tipiche della città.

Sebbene la base di grano bollito sia comune in ogni parte della Sicilia, la cuccìa varia sensibilmente: nel palermitano e nel siracusano la cuccìa viene mixata a ricotta di pecora, crema di latte o di cioccolato, arricchita inoltre di cannella, canditi o frutta secca; a Trapani invece al grano vengono aggiunti altri legumi, cotti nel “mosto cotto” fino a diventare caramellati; a Caltanissetta, invece, la cuccìa è un piatto salato, consistente in grano e legumi bolliti come una vera e propria minestra. Un’altra golosa variante, connessa ulteriormente alle eccellenze del territorio, è con grano e biancomangiare, sorta di budino a base di latte vaccino o latte di mandorla delle zone della Sicilia e della Sardegna.

Golosa, speziata e dalla consistenza particolare, la cuccìa è la conclusione perfetta di un pasto di Santa Lucia, perfetto a preparare in casa (con qualche piccola accortezza riguardo la cottura del grano) o da acquistare per le vie della città.

Appunti

Il Natale è un periodo ricco di tradizioni e usanze, alcune che accomunano tutta la Sicilia altre, invece, che variano sensibilmente da zona a zona. Tra cibi, culti religiosi, ricostruzioni storiche e decorazioni tipiche, quello delle Feste è uno dei periodi in cui si esplica con maggiore potenza l’essenza stessa della nostra regione, fatta di convivialità, ricorrenze e buon cibo.

Una delle tradizioni che accomuna principalmente tutta la regione è quella dei Presepi: da quelli viventi alle rappresentazioni teatrali, la ricostruzione della Natività mobilita addirittura paesi interi da molto tempo prima, popolando le strade tipiche con dei veri e propri capolavori. Tra i presepi viventi non si può non citare quello di Palazzolo Acreide e quello di ispirazione medievale di Forza d’Agrò, invece a Caltagirone, terra delle ceramiche, la realizzazione dei presepi diventa una vera e propria forma d’arte che coinvolge tutti gli artigiani che, durante il periodo natalizio, espongono le proprie creazioni in ogni angolo della città che, non a caso, viene anche chiamata “dei mille presepi”.

Altra tradizione tipica siciliana del periodo natalizio è quella dello “Zucco”, di ispirazione maggiormente pagana, e diffusa nella zona della Sicilia orientale: si tratta di un grande falò che viene allestito davanti alle chiese in occasione della vigilia di Natale, simboleggiante una fonte di luce intenta a illuminare le tenebre della notte invernale. Il termine “zucco” deriva dall’arabo e identifica i rami usati per accendere il falò, dalla stessa tradizione deriva anche il “tronchetto di Natale”, tipico dolce delle Feste.

A proposito di dolci, non possiamo non accennare alle tradizioni culinarie della Sicilia nel periodo di Natale: la cena della vigilia a base di pesce accomuna tutta la regione, invece il 25 Dicembre largo alla golosità e all’opulenza con piatti elaborati e ricchi di gusto, seguiti da dolci altrettanto sontuosi che regalano gioie al palato ma anche alla vista con colori accesi, decorazioni al limite dell’architettonico e guarnizioni di canditi e frutta secca.

Presepe, albero, caminetto o dolci della tradizione, il bello del Natale è che, anche in questi periodi così particolari, basta poco per respirare l’aria della Festa!

Visitare Palermo

Importante e storica famiglia della Sicilia Occidentale tra 800 e 900, i Florio hanno lasciato delle impronte tangibili della loro presenza a Palermo: passeggiando lungo le strade della città è possibile osservare i palazzi e le ville in cui la famiglia ha vissuto, così come le antiche insegne dei negozi da cui è partita la fama e la ricchezza dei capostipiti, le cui vicissitudini sono state recentemente descritte in un importante fenomeno editoriale “I Leoni di Sicilia”, che ha contribuito ad aumentare l’alone di fascino e interesse che circonda non solo i Florio ma anche la Palermo di quell’epoca, nel massimo del suo splendore architettonico.

Se tutti possiamo tutt’ora ammirare l’imponenza di Villa Igiea o la raffinatezza dei dettagli della Palazzina dei Quattro Pizzi, c’è un luogo ormai scomparso che ha effettivamente costituito il cuore pulsante della famiglia Florio, il Parco dell’Olivuzza. Quella che è stata la residenza principale dei Florio a cavallo tra i due secoli, si trovava appunto nella Contrada dell’Olivuzza, che si estendeva tra l’attuale via Dante e Corso Finocchiaro Aprile, comprendendo Piazza Principe di Camporeale e parte di via Serradifalco. Di questa enorme e sontuosa residenza restano oggi poche tracce, essendo stata prevalentemente smantellata e lottizzata, ma tutt’ora alzando lo sguardo si possono intravedere le tipiche vetrate Liberty e le decorazioni in ferro battuto Art Nouveau all’ingresso del Commissariato di Piazza Principe di Camporeale e lungo alcune mura lungo Piazza del Sacro Cuore.

Il vero gioiello della tenuta, recentemente ristrutturato, è il Villino Florio, un vero e proprio condensato dell’architettura Liberty dell’epoca: progettato da Ernesto Basile, il villino rappresenta ciò che l’architetto stesso intendeva per “progettazione integrale”, sintetizzando nella sua struttura elementi medievali, dettagli barocchi, capriate nordiche ed elementi contemporanei. Il risultato è una villa dal gusto del tutto unico e particolare, una trasposizione architettonica dell’identità stessa del suo proprietario, Vincenzo Florio, dall’attitudine cosmopolita e amante dei viaggi.

Dopo diversi anni di splendore, il villino fu venduto e nel 1962 fu vittima di un gravissimo incendio di natura dolosa che colpi gran parte dell’interno: dopo una lunga ristrutturazione, il villino è oggi visitabile, permettendo ai curiosi e agli appassionati di scoprirne di più non solo sulla vita della famiglia ma su una parte di storia di Palermo misteriosa ed affascinante.

Gusti-Bus

Questo mese il nostro GustiBus non può non soffermarsi su uno dei dolci siciliani più tradizionali del Natale, il buccellato! Anche questa volta ne narreremo le origini e gli ingredienti, per cominciare a pregustare la bontà dei dolci della tradizione siciliana delle Feste Natalizie.

In realtà il buccellato è conosciuto in tutta Italia con nomi più o meno simili, e lo stesso si può dire degli ingredienti che vengono utilizzati ma, così come nella maggior parte dei dolci siciliani, anche in questo caso l’influenza araba per la variante made in Sicily è stata determinante.

Si ritiene che le origini del buccellato in Sicilia siano da ricondurre all’arrivo all’interno della regione della comunità lucchese, nel medioevo: si chiama “buccellato”, infatti, un dolce tipico della zona di Lucca ripieno di uva passa, a sua volta derivante da un dolce di epoca romana, che si preparava proprio nei periodi di festa.

Oltre all’uva passa, con gli arabi la ricetta del buccellato (o “cuciddato”) si è andata arricchendo degli ingredienti tipici dei dolci siciliani, come le arance, le mandorle, la cannella e i fichi secchi, conferendo al gusto del dolce una nota marcatamente speziata, forte e avvolgente, perfetta per il Natale. Anche il suo aspetto è stato arricchito di decorazioni, zuccherini, canditi e ghirigori, fino alla versione attuale che lo prevede a forma di ciambella, posto come centrotavola durante i pranzi e le cene in famiglia.

La varietà di forme e ingredienti che può assumere il buccellato cambia da zona a zona della Sicilia in cui lo si prepara: essendo un dolce tradizionalmente preparato in casa, la ricetta del suo aromatico ripieno può variare anche da famiglia in famiglia, rendendolo ancora più legato al contesto di convivialità familiare che le Feste rappresentano.

Per chi visita la Sicilia per la prima volta durante le Feste, una visita dal panettiere o dal pasticcere per assaggiare una delle innumerevoli versioni del buccellato è quasi d’obbligo per comprendere a pieno la nostra regione, dolce ma speziata, apparentemente ruvida fuori ma morbida dentro!

Appunti, Il pullman racconta...

La Sicilia è una terra ricca di curiosità, molto spesso nascoste anche ai siciliani stessi e, altrettanto spesso, corrispondenti a dei primati italiani o addirittura internazionali.

Tali aneddoti riguardano alcune tra le caratteristiche naturalistiche tipiche della zona, altre ne riguardano invece la storia e la cultura, grazie alle diverse dominazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni.

Tutti conoscono le bellezze naturali siciliane, ma forse non tutti sanno che:

  • la Sicilia vanta il primato per aree naturali protette, con i suoi cinque parchi naturali, sei aree marine protette e settantadue riserve naturali;
  • uno degli eventi ritenuti tra i più distruttivi del ventesimo secolo è il terremoto di Messina del 1908;
  • la Sicilia comprende una varietà climatica tale da contenere quasi tutti i climi presenti in Europa e Africa settentrionale.

Per quanto riguarda invece beni e monumenti, le sorprese sono tantissime:

  • la Sicilia è la regione d’Italia con la maggiore concentrazione di beni artistici e culturali;
  • presso l’Archivio di Stato di Palermo è custodita la lettera di Adelasia degli Aleramici, documento cartaceo più antico d’Europa, risalente al 1109;
  • il primo disco jazz del mondo è stato inciso da Nick La Rocca, figlio di emigranti siciliani;
  • il “Trionfo della Morte” custodito a Palazzo Abatellis ispirò Pablo Picasso per la realizzazione di Guernica;
  • la festa di Sant’Agata di Catania è uno degli eventi religiosi più importanti al mondo
  • la bandiera siciliana è la più longeva al mondo;
  • secondo alcune testimonianze, hanno origini siciliane sia il gelato sia gli spaghetti!

Tra natura, monumenti e…cibo, ovviamente, la Sicilia è una terra tutta da scoprire, ricca di sorprese per chi ci vive sia per chi desidera visitarla da turista.

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