Il pullman racconta...
Vita di tutti i giorni

Vita di tutti i giorni

Quest’anno le vacanze di Natale sono state lunghe per la maggior parte delle persone, molti hanno potuto fare “ponte” e così sono tornati a casa in tanti, per le feste. Già dal 20, 21 dicembre i ragazzi che studiano lontano dalla Sicilia, i tanti che vivono all’estero per lavoro o per amore hanno cominciato ad affollare treni, aerei, pullman. I colleghi che partono da Roma per raggiungere la Sicilia in una decina di ore mi hanno raccontato di tante persone che, cariche di ogni sorta di bagaglio – mancavano solo le gabbiette con gli uccellini, a quanto pare 🙂 – hanno intrapreso il viaggio verso l’isola che, qualunque sia il luogo in cui hanno deciso di vivere, sarà sempre casa. Un po’ li invidio, questi pullman che fanno viaggi lunghi lunghi, perché spesso hanno a bordo un bel po’ di persone interessanti e io, ormai lo avrete capito, amo osservare i miei passeggeri. Le giovani coppie che non smettono mai di baciarsi, i bambini che non riescono a stare fermi e le mamme tutto il tempo a redarguirli “Tonino sta’ fermo, Filippo smettila…”.

I tipi very professional che stanno sempre a lavorare, pure durante il tragitto dalla città all’aeroporto (a me un po’ dispiace che non possano riposare, però ho il wifi, a bordo, così almeno li facilito nello stare sempre connessi!). Poi ci sono le ragazze che viaggiano sole, che spesso si trascinano dietro certi valigioni che pare debbano emigrare per sempre, i ragazzi che stanno perennemente con le cuffie in testa, pure quando dormono, e vorrei tanto sapere come fanno a riposare, con quel fracasso nelle orecchie… ma magari per loro è come una ninna nanna.

E quando devono fare il tragitto inverso?! Li vedi arrivare con tutta la famiglia al seguito, in formazione compatta: mamma e papà in prima fila, e poi nonni e zii e cugini. Tutti a salutare, a raccomandare, ad asciugarsi la lacrimuccia. I ragazzi che partono fanno i baldanzosi, ma si vede che gli dispiace. Le mamme e le nonne sono quelle che più mi fanno sorridere: sembra che quel che più le angoscia sia l’idea che il “bambino” possa non mangiare abbastanza o avere freddo (magari il bambino in questione fa lo chef in California, ma poco importa) e così puoi stare certo che lo avranno caricato con una sportina di salsa fatta in casa, maglie di lana e altri generi di conforto che il poverino dovrà trascinarsi dietro per centinaia quando non migliaia di chilometri. Non ha le caciotte legate intorno al collo ma poco ci manca.

In questo periodo di alta stagione che si è appena concluso ne ho visto davvero di ogni genere. E non solo fra i passeggeri! Il 31 dicembre ha nevicato a Palermo, e non succedeva da 15 anni. Vi lascio immaginare l’autostrada bianca bianca sotto i fiocchi che sono caduti tutta la mattina. I miei passeggeri erano strabiliati… anche se poi la cosa è stata anche un disagio, perché alcuni aerei non sono potuti atterrare. Anche i miei colleghi che viaggiano fra i paesi dell’interno hanno avuto i loro problemi, alcune corse sono state soppresse o hanno subito ritardi. In fondo se nevica ogni 15 anni è normale che non siamo molto preparati!

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