Appunti
Una mostra per il Belìce

Una mostra per il Belìce

Prendono il via, in questi giorni, i primi appuntamenti legati a Palermo Capitale della Cultura, un “contenitore” di iniziative che ci accompagnerà per tutto il 2018. Fra i primi arriva la mostra “1968/2018 PAUSA SISMICA. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni”, che si potrà visitare dal 28 gennaio al 13 marzo. La mostra, allestita presso la Fondazione Sant’Elia, comprende materiali di vario genere: le foto dei primi reporter accorsi sul posto – Enzo Brai, Nino Giaramidaro, Melo Minnella, Nicola Scafidi – e quelle di Letizia Battaglia che documentò il periodo nelle baracche (durato moltissimo tempo: le ultime furono smantellate nel 2006!); i primi video, i filmati degli archivi Rai. Materiale che documenta non soltanto la tragedia del terremoto che squassò il Belìce cinquant’anni fa – nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 morirono circa 300 persone (il numero esatto non si sa), 1000 furono i feriti e 70 mila gli sfollati – ma anche quello che fu il primo grande “caso” del dopoguerra che mise a nudo l’impreparazione dei soccorritori, l’inerzia dello Stato, lo squallore dei luoghi dove ancora, nel 1976, 47 mila persone vivevano nelle baracche. Il sisma portò alla luce una realtà sconosciuta, quella della Sicilia rurale e arretrata che lo Stato aveva dimenticato.

Ampio spazio è dedicato al progetto urbanistico per Gibellina Nuova, i bozzetti dei monumenti e le opere degli artisti che, raccogliendo l’appello del sindaco Ludovico Corrao, parteciparono al tentativo di ricostruzione del territorio nel segno dell’arte. Un tentativo con esiti misti, come si può osservare andando proprio a Gibellina nuova (magari prendendo un pullmino a noleggio per andare con gli amici) e osservando monumenti e architetture esistenti. Con l’occasione si può visitare anche il Museo delle Trame Mediterranee, creato dalla fondazione Orestiadi voluta proprio dal sindaco Corrao. Qui si esplorano i legami artistici e culturali che legano le varie sponde del Mediterrano ma sono esposte anche opere degli artisti che parteciparono al visionario progetto (per approfondire, ecco un articolo che ne parla). La mostra – curata dalla Fondazione Orestiadi e coprodotta dalla Fondazione Sant’Elia, in collaborazione con il Comune di Gibellina – va avanti per temi e sezioni che, nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell’accaduto.

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